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L’Elo dei giovani giocatori

Osservazioni sulle curve di crescita del rating dei giocatori super-precoci

Analizzare la crescita del rating di un giovanissimo, forte giocatore di scacchi, è operazione tanto interessante quanto pericolosa.
E’ interessante perché molti appassionati sarebbero felici di poter individuare con vari anni di anticipo come sarà composta la top-10 del 2030, ma anche pericolosa perché qualcuno potrebbe crederci al punto di scommettere denaro reale.
Per orientare le mie osservazioni ho scelto di registrare il rating storico di 4 giocatori presenti nella attuale lista top-20 ( CARLSEN, CARUANA, VACHIER-LAGRAVE e KARJAKIN, tutti classificabili come “precoci” e nati nel biennio 1990-92, in modo da disporre di un periodo temporale più esteso possibile ), includendo quindi sia la loro fase di crescita che la lunga fase di stabilizzazione e permanenza ad alto livello.
In questo caso abbiamo un campione statistico raramente popolato, ma composto da veri “campioni”.

grafico 1-raw data

Grafico 1

Il grafico mostra l’andamento storico delle 4 curve, rating/periodo, con l’asse X suddiviso in mesi, fino all’ultimo aggiornamento disponibile.
Il periodo osservato registra gli ultimi 18 anni, la prima parte fa perno su liste che erano semestrali, quindi nei tratti dove l’aggiornamento non era ancora mensile viene replicato l’ultimo mese utile.
Qui non appare la media dei 4 valori, e non sarebbe ancora utilizzabile quale elemento di confronto diretto perché i giocatori, seppur di poco, hanno età differenti tra loro.
Per confrontare questi dati bisogna sincronizzare le curve in base alla età anagrafica di ognuno: se in futuro volessimo aumentare il numero di giocatori del campione esaminato, integrandolo con individui di epoche diverse, cosa più necessaria che utile, dovremmo mettere in preventivo una parziale perdita di dati relativa ai periodi eventualmente non registrati di alcuni elementi.

grafico 2-full period

Grafico 2

Ecco infatti le 4 curve sincronizzate in base alla età dei giocatori: l’asse X riporta la loro età in mesi e il periodo comune osservabile si è lievemente ridotto a 17 anni consecutivi.
Qui è riportata la media, che già potremmo definire come curva tipica di un “super-precoce”, ma sono evidenti scostamenti abbastanza rilevanti, sebbene tutti e 4 i giocatori abbiano poi raggiunto e ampiamente superato i 2750 punti Elo in giovane età.
Possiamo anche notare che nonostante parta da un valore iniziale molto più basso ( o più probabilmente, esattamente per questo ), nei primi 30 mesi osservati Carlsen cresce molto rapidamente, il che al 165° mese di età gli consente di eguagliare il rating del pur precocissimo Karjakin, mentre Vachier Lagrave si avvicina ai due colleghi solo verso i 18 anni, e solo per rallentare nuovamente ( anche perché avendo superato il muro dei 2700 inizia ad incontrare avversari di maggior calibro ).
Anche Caruana ha avuto un profilo di crescita molto rapido, del tutto simile a quello di Carlsen, eccettuato un quasi costante gap di circa 50 punti rispetto al campione del mondo, ad età sincronizzate.
Tramite una operazione di “curve-fitting” è possibile ricavare il polinomio approssimante ( con un margine di errore accettabile ) che riproduce ognuna delle 4 curve avendo come variabile l’età in mesi, e come risultato il rating in quello stesso mese.

grafico 3-138-294 coeff

Grafico 3

Ecco allora il grafico precedente al quale sono state aggiunte le curve di verosimiglianza non ottimizzata, ricavata utilizzando il polinomio approssimante di cui accennavo. La migliore approssimazione si ottiene con polinomi di quarto grado ( o di terzo nella tormentata curva di MVL ), però se il periodo è più breve ci sono meno inversioni e per una buona fedeltà è sufficiente quello di grado 2
Ho ridotto il periodo esaminato anche perché il tratto iniziale dipende troppo dal valore della prima ammissione in lista, mentre il tratto finale è più inerente alla piena maturazione e meno legato al concetto di crescita.
Nel grafico 3 è visibile un andamento abbastanza diverso per 2 coppie di curve : quelle di CARLSEN e CARUANA viaggiano praticamente “a braccetto” per tutto il periodo, a parte il gap già citato, e anche quelle di KARJAKIN e MVL, che hanno pendenza mediamente meno ripida, si assomigliano molto.
Si intuisce che possiamo già parlare di 2 “famiglie” differenti, e cresce il sospetto che ce ne siano altre.

Ulteriore elemento da considerare è quindi la impossibilità di evitare grossi errori qualora si provasse a fare una “predizione”, cioè la stima della evoluzione futura di una curva disponendo però dei dati limitati al primo tratto ( esempio solo fino al 144° mese di età, 12 anni ! ) tentando di costruire il possibile percorso di una giovane promessa.
Qualsiasi tentativo in quel senso appare azzardato, perché il rating di un giovanissimo dipende da una miriade di fattori la cui permanenza nel corso del tempo non è predicibile :
1) età in cui ha cominciato a giocare
2) età alla quale viene incluso nelle liste
3) tipologia di avversari incontrati ( federazione, categoria, esperienza, etc. )
4) tempo di reale impegno negli scacchi
5) disponibilità di un istruttore adeguato
6) altro ( possibilità di spostamento, situazione familiare, contesto sociale, etc. )

Possiamo però scoprire se un giocatore molto più giovane stia mostrando una crescita simile a quella di almeno uno dei giocatori appartenenti al nostro campione esaminato, cioè “la famiglia” a cui potrebbe appartenere, senza con questo pretendere che ricalchi le sue gesta.

grafico 4-short period

Grafico 4

Nel grafico 4 appaiono le stesse curve precedenti ma in un periodo più limitato, ovvero quello in cui ritengo più conveniente per gli scopi prefissati confrontare il rating di una giovane promessa, un possibile giocatore “super-precoce”, quindi ho escluso anche il periodo che precede il compimento dei 13 anni, mentre per motivi altrettanto comprensibili ho tagliato lo storico successivo ai 21 anni di età, sia perché è inutile per il confronto con altri profili che spesso si limitano ai primi 15 anni e poi perché sarebbe fuorviante considerare anche eventi che riguardano la piena maturazione professionistica.
Pur basandosi su appena 4 elementi, nel campione selezionato disponiamo già di 4 curve molto diverse tra loro, eppure tutte appartenenti alla stessa grande famiglia dei “super-precoci”, cosa che ci suggerisce possano esisterne almeno altrettante, se considerassimo anche DING e GIRI, per citare solo altri 2 big.
Arriviamo quindi alla prima conclusione : ognuno dei top-players esistenti, che abbia superato molto precocemente i 2600 punti e che abbia poi mantenuto in età più tarda ( scacchisticamente parlando ) un rating superiore a 2750 punti, ha avuto percorsi di crescita scarsamente sovrapponibili a quello degli altri.
Pertanto è azzardata la operazione inversa, cioè affermare che un giovanissimo giocatore che si trovi a percorrere il primo breve tratto di una qualsiasi di quelle curve, arriverà anche egli a superare i 2750.
Per una analisi più completa sarebbe corretto raccogliere anche i dati relativi al percorso di giocatori meno precoci, e valutare quanti di essi abbiano eventualmente raggiunto egualmente un livello di eccellenza, diciamo over-2750, pur se più tardivamente, nonostante non appartengano a questo insieme, e aggiungere quello dei tanti che nonostante le promesse non ci siano riusciti.
Quanto sopra mi esorta a scrivere alcune conclusioni, nella forma di domanda/risposta:
D1) Possiamo affermare che un giocatore di 13 anni che abbia superato i 2450 punti, arriverà a superare anche i 2750 punti Elo a piena maturazione, diciamo entro i prossimi 10 – 12 anni?
R1) No. Oltre al già citato elenco di 6 variabili che influiscono sulla vicenda, due motivi molto concreti suggeriscono cautela:
_ i giovani che ad oggi possiedono queste caratteristiche sono circa 20, mentre la lista degli over 2750 appare stabilmente popolata da meno di 20 nominativi ( attualmente sono 14 – Kramnik ha già smesso – e solo Anand ha più di 40 anni ), con un ricambio che, prendendo esempio dal passato, nell’arco di 12 anni può interessare al massimo la metà dei giocatori.
_ quando un giocatore arriva a superare i 2700 punti, viene ammesso ai tornei più prestigiosi e comincia a giocare molto più spesso con i più forti del pianeta, quindi cambia radicalmente il panorama dei competitori e, nel caso dei super-precoci, i più brillanti dovranno anche vedersela tra loro, e in una certa misura frenandosi a vicenda, e questo rende più arduo raggiungere i 2750.
D2) Possiamo affermare che alcuni giocatori giovanissimi, che mostrano la tendenza a ripercorrere alcune curve di crescita proprie di un certo insieme che abbiamo definito super-precoci, arriveranno a superare anche i 2750 punti nei prossimi 10 anni ?
R2) Probabilmente Si, è del tutto lecito aspettarselo, per una percentuale di nomi che ho grossolanamente stimato inferiore al 50%, ma che sarebbe da valutare meglio.
Allora, se questo trend viene confermato, tra 10 anni un 40% circa dei giocatori che oggi popolano questa lista di super-precoci avrà probabilmente superato anche i 2750 punti, però non possiamo dire CHI di essi lo farà.
Completando questo assaggio di statistica, supponiamo ora di disporre di alcuni giocatori immaginari, che abbiano compiuto 14 anni e abbiano già sfiorato il punteggio elo di 2500. Profilo che potrebbe corrispondere all’odierno SINDAROV, ma grossomodo anche al più famoso LIANG di 2 anni fa, e ad alcuni altri che è facile individuare nella top-100 Junior.
Per aggiungere un pizzico di ironia alla questione, ho sommato i rispettivi rating di Carlsen e Caruana e facendone la media, ho immaginato che esistesse un giocatore con tale profilo, Magnano Carualsen.
La stessa cosa ho ripetuto con i rating di Karjakin e Vachier Lagrave, ottenendo il profilo ipotetico di Sergym Vacryakin. Questi due giocatori immaginari rappresentano in realtà le due famiglie di curve di crescita complete individuate in precedenza, che posso confrontare con le curve parziali di alcuni super-precoci.

grafico 5-young players

Grafico 5

Il grafico proietta i nostri giocatori immaginari fino a raggiungere i 2700 attorno al 19esimo anno di età, ma per avere idea di cosa succede dopo dobbiamo ricordare che ho arbitrariamente scelto 4 super GM che hanno già sfiorato o superato i 2800; inoltre una delle curve, quella meno inclinata, potrebbe fermarsi poco sopra i 2700, e infine, non abbiamo individuato tutte le curve di crescita possibili.

Ad ogni modo il prospetto include le curve parziali di 5 giovani promesse e il loro rating attuale, in modo da confrontarle a colpo d’occhio.
Si tratta di GUKESH, PRAGGNANANDAA, SINDAROV, SARIN e FIROUZJA, tutti nomi che confidiamo di trovare nella top-20 entro pochi anni.

Concludo sperando di aver innescato alcune riflessioni utili a comprendere meglio questo scivoloso argomento, e per soddisfare la curiosità dei più volenterosi, vado a precisare in dettaglio i coefficienti di grado 2 utilizzati per approssimare le curve di crescita dei 4 top-players nominati in questo elaborato.
Polinomio approssimante :
Rating (Player; (R)) = [ (A*R^2) + (B*R) + (C) ]
Dove R rappresenta l’età espressa in mesi mentre A, B e C sono dei coefficienti individuali di ogni giocatore, gli stessi usati nel grafico n°4 e dettagliati nuovamente nella seguente tabella.

PLAYER

A

B

C

CARLSEN

-0,0322

16,903

616,45

CARUANA

-0,045

22,717

-105,76

KARJAKIN

-0,0177

9,4659

1482,1

VACHIER LAGRAVE

-0,0297

15,459

716,79

Anche questi coefficienti meritano una breve interpretazione.
Il coefficiente C rappresenta il valore di plafond della curva, cioè la parte invariante con l’età in questo caso.
Un valore alto di C suggerisce che la curva approssimata ricalca con relativa fedeltà quella da rappresentare, ma anche una escursione minore tra il valore di partenza e quello di arrivo, e infatti lo scarto quadratico risulta più basso con il profilo di KARJAKIN rispetto agli altri quattro.
Il valore di B rappresenta una pendenza lineare il cui contributo va però va rapportato alla “differenza di quota” da compensare, quindi il termine di paragone è in realtà B/C.
Il valore di A rappresenta la profondità di curvatura, una correzione necessaria per il fatto che la curva reale si discosta più o meno dalla linearità ideale proposta dal coefficiente B.
Un valore alto di A indica quasi sempre una curva difficilmente riproducibile, e giustifica il tentativo di usare un polinomio di grado più elevato, 3° o 4°, come mostrato nel grafico n°3.
Buona riflessione !

39 Commenti a “L’Elo dei giovani giocatori”

  1. Angelmann
    4 maggio 2019 - 22:28

    Lavoro interessante e ben presentato Mario, complimenti! Si vede che confina con competenze professionali (e di alto livello).

    Gli spunti di riflessione non sono pochi, per quanto mi riguarda anche integrandoli con le diverse osservazioni che ho svolto nel tempo. L’argomento ha moltissime sfaccettature e mi scuso in anticipo per la lunghezza dei post che scriverò.

    Interessanti in modo particolare sia le considerazioni sui valori delle equazioni che, in particolare, l’argomento delle due diverse famiglie. Dal mio punto di vista, infatti, l’interesse di queste elaborazioni viene dopo la prima impostazione. Che si arrivi a delle curve di sviluppo attendibili attraverso equazioni che le approssimano o attraverso artigianali medie di valori, gli spunti di interesse arrivano proprio dalla ulteriore conoscenza che queste analisi introducono.
    Nelle premesse vi sarebbe solo che ognuno ha il suo personale e unico percorso di crescita, rendendo quindi poco utili ulteriori elaborazioni. Se un dodicenne stesse percorrendo una curva iniziale del tutto analoga a quella di Magnano Carualsen potremmo dire al massimo che è un giovanissimo di talento ma non molto di più. Avrà il suo percorso, forse diventerà un top player, o forse resterà nella fascia dei “normali” GM da top 100, o si dedicherà ad altro nella vita. Strada facendo tuttavia emergono dettagli, altri elementi, favorendo possibili sintesi e riflessioni.
    Da questa tua prima impostazione con soli quattro giocatori ricavi già due riflessioni interessanti:

    a) due diverse modalità di sviluppo, una stile Carlsen – Caruana (partenza meno bruciante ma continuità di crescita fino a superare l’altro gruppo), l’altra stile Karjakin – Vachier Lagrave (maggiori punteggi iniziali ma con una curva che “accelera” meno e si assesta su punteggi importanti ma lievemente inferiori all’altra “famiglia”).

    b) nel commento consideri l’ipotesi che “chi parte prima e più in alto nel rating, si ferma prima e più in basso nella crescita”.

    L’ipotesi che avanzerei rispetto alle due “famiglie differenti” (Carlsen – Caruana da un lato, Karjakin – MVL dall’altro) attiene alla differenza del loro percorso scacchistico e dell’intensità con cui hanno cercato di raggiungere il vertice mondiale. Per quanto ci è noto Carlsen e Caruana si sono progressivamente dedicati in modo “univoco” agli scacchi (forse, dopo i 20 anni, Caruana ancora più di Carlsen), con diversi trainer di altissimo livello. Negli ultimi anni Carlsen ha fruito della sua notorietà anche al di fuori del mondo scacchistico, con qualche distrazione. Da qui forse il livello meno stellare rispetto al 2013 / 2014 (ma in questi ultimi mesi…).

    Per Vachier-Lagrave ricordo, anche da una intervista che non saprei ritrovare, che intorno ai sedici anni si era già diplomato e iscritto all’università, per un certo periodo contemperando le due attività (quindi non con una piena dedizione agli scacchi). Ha superato i 2700 nel 2008 restando però su quei livelli per circa 5 anni (a volte anche tornando sotto i 2700), riprendendo l’ascesa solo a fine 2013. E’ forte la sensazione che per un periodo importante della sua formazione non si sia dedicato completamente agli scacchi, pur senza mai interrompere.

    Il “rallentamento” di Karjakin è stato prima solo parziale (in parte nel paragone con il “sorpasso” di Carlsen, senza dimenticare che ha vinto Wijk aan Zee a 19 anni…) poi più evidente per il mancato superamento di quota 2800, dopo il suo picco a 2788 a 21 anni, “vivacchiando” a lungo nelle “retrovie” della top ten. Si è sposato a 19 anni (e si nota un calo di rendimento nel suo percorso Elo), è passato alla Russia a 20, ha divorziato a 21 (altro calo osservabile), si è interessato di politica, si è laureato, si è risposato, ha avuto due figli. Ha fatto benissimo (!!), è il suo percorso di vita, ma la sensazione è che non abbia dedicato tutto se stesso al raggiungimento dei vertici assoluti. Tuttavia, quando ci ha provato “sul serio” ha vinto il torneo dei candidati e ha pareggiato il match con Carlsen nel gioco a cadenza normale, alla faccia del suo “basso” Elo. La mia opinione (non dimostrabile, ovviamente) è che se si fosse dedicato con intensità analoga a quella dei due “C” sarebbe lì, in seconda o terza posizione, oltre quota 2800 in modo stabile.

    In sostanza, ipotizzo che le due famiglie rispecchino un impegno più o meno costante. Una terza “famiglia” potrebbe derivare da giocatori che hanno iniziato più tardi (ad esempio, alla veneranda età di 11 o 12 anni) e che solo strada facendo, conseguendo qualche buon risultato, abbiano iniziato ad impegnarsi molto, magari solo allora con validi istruttori, fino ad arrivare a livelli importanti (grazie ad un ottimo talento per gli scacchi, ovviamente). Nello sviluppo in generale si osservano differenze da persona a persona, sulla base di uno sviluppo medio simile per tutti (a parità di altre condizioni). Qui è impossibile entrare in questo ambito. Penso che le differenze siano legate ai fattori più volte citati, talento, quando si inizia, quanto tempo si dedica, con quale qualità, con quanta perseveranza nel tempo. Credo sia vera (per certi versi, purtroppo) l’affermazione di Fischer: “Gli scacchi richiedono una dedizione assoluta.”.

  2. Angelmann
    5 maggio 2019 - 22:19

    E’ un “succo” un po’ troppo ristretto Mario, ingeneroso verso la mole di elaborazioni presentate.
    Sgombriamo il campo: non parliamo di predizioni, nessuno ha mai parlato di predizioni, è inutile ricordare ogni tanto che non si sta parlando di predizioni perché nessuno sta pensando in termini di predizioni, tutti sappiamo che il futuro non è predicibile. Il futuro è però “ipotizzabile”, con vari livelli di probabilità.

    Parliamo di probabilità allora: supponiamo di avere due gruppi di quattordicenni, diciamo 20 ragazzi per gruppo, uno con proiezioni dell’ordine di 2600 punti Elo, l’altro con proiezioni di 2400. Tutti giocano a scacchi da circa 4 – 6 anni e continueranno a giocare con impegno. Aspettiamo 16 anni e verifichiamo la classifica di questi 40 giocatori a 30 anni di età, da quale gruppo precedente proverranno i primi venti della classifica? Non si tratta più di predire perché abbiamo la classifica reale lì, davanti agli occhi. Se fossero 10 da ogni gruppo avremmo che la loro precedente proiezione era irrilevante (50% di probabilità). Se fossero 15 dal gruppo 2600 e 5 dal gruppo 2400 avremmo una probabilità del 75%, significativa ma non soddisfacente direi. Il fatto è che troveremmo che i primi 20 della classifica a 30 anni proverrebbero tutti dal gruppo con proiezione 2600, 100%. Da un lato è intuitivamente vero, dall’altro basta andare sulle liste Elo e confrontare il percorso di centinaia di giocatori per convincersene. Come ho già scritto, scartabello le liste Elo da tanti anni (dal 2005) e non ho dubbi su questo. Non troveremo un campione statistico adatto (in un anno di nascita non avremmo abbastanza giocatori da 2600, non sapremmo a che età hanno cominciato a giocare, ecc.) ma rilevando i dati del percorso di centinaia di giocatori dell’una e dell’altra tipologia concluderemmo facilmente che quanto ho affermato è vero.

    Certo, in questo esempio siamo partiti da una differenza importante, 200 punti, 2600 contro 2400, ma abbiamo quanto meno stabilito il concetto che c’è una correlazione molto forte (in questo caso addirittura del 100%) tra il rendimento da giovanissimi e quello da adulti.

    Fino a che punto è possibile ridurre la differenza tra i due gruppi mantenendo il 100% di successo della proiezione? Difficile da verificare e dimostrare, il lavoro per analizzare compiutamente questo aspetto sarebbe improbo per me, in primo luogo in termini di tempo (molte centinaia di ore, come minimo). Posso parlare della mia percezione derivante dai molti dati che ho rilevato nel corso degli anni, chiarendo che quando parlo di Elo del giocatore non mi riferisco a singole liste ma a medie su 12 mesi, come quelle che uso nelle proiezioni. Ovviamente, le proiezioni sono meno “precise” a 10 – 12 anni, via via più affidabili man mano che si cresce.
    Per mantenere il 100% di successo della proiezione penso si possa scendere fino a una settantina di punti di differenza (sempre parlando di medie su 12 mesi, non di singoli punteggi da singole liste), con una quarantina di punti di differenza credo che la percentuale di successo resterebbe alta, dell’ordine del 90%. Se fosse così (e credo lo sia) l’affidabilità sarebbe significativa, no?

    Non mi sembra ci siano giocatori importanti che non siano stati anche dei talenti precoci. Tra i meno precoci in termini di Elo c’è stato Aronian (non proprio una schiappa da ragazzino, ad esempio è stato campione del mondo under 12, campione europeo under 20 a 16 anni, campione del mondo juniores). Forse all’epoca influiva una minore internazionalità, spesso l’Elo era (ed è) influenzato da “sacche” geografiche specifiche (oggi i giovanissimi più dotati girano tutto il mondo e il loro Elo diventa pienamente “internazionale”). Siamo anche in Armenia, una nazione di grande tradizione e di ottimi istruttori, questo porta a volte ad una crescita meno immediata ma più armonica e completa. In ogni caso, l’epoca di Aronian (nato nel 1982) è un po’ lontana per considerarlo rispetto alle tabelle attuali.

    Per quanto riguarda chi ha ottenuto risultati inferiori alle attese ci sono diverse gradazioni, a parte il caso di Negi, potenzialmente da over 2750 ma che ha smesso di giocare. Uno potrebbe essere Kuzubov, vado a memoria (e non ho mai fatto la sua scheda) e dovrei controllare. Uno che ha ottenuto forse risultati maggiori delle attese potrebbe essere Nepo, anche qui dovrei fare la sua scheda e verificarlo.

    L’aspetto che mi consigli di seguire con attenzione (che chi parte prima giocando moltissimo e con risultati eccezionali rischia di rallentare prima e più vistosamente) l’ho già considerato, citandolo in molti commenti, credo di aver introdotto io tale tema. Il punto è che per me le proiezioni sono anche un metodo di indagine. Come ho già scritto, sono prima di tutto una sequenza di dati riscontrabile: una tabella mese per mese elaborata attraverso medie dalle liste Elo, i dati mese per mese dei giovanissimi più promettenti, le relative proiezioni (medie su 12 mesi, permettimi di ricordarlo, e con correzioni con il K20 dei salti derivanti dal K40).
    Per la “super – precocità” non so quale accezione dai alla definizione. La mia te l’ho già accennata in un commento nell’altro articolo: intendo un inizio molto intenso già a sei – sette anni, comunque con risultati relativamente importanti a partire dai 10 – 11 anni. Nella mia accezione, Karjakin è stato un super – precoce, Vachier Lagrave lo è stato in parte, Carlsen e Caruana sono stati precoci ma non in modo “super”, tra i 10 e i 12 anni erano molto bravi, evidentemente talentuosi ma non ancora super – forti in modo “impressionante”. Oggi abbiamo il fenomeno dei vari Praggnanandhaa, Gukesh, Abdusattorov, Sindarov (con singole differenze importanti, come ad esempio il maggiore o minore numero di partite, possibile specchio di una attività esclusiva o meno).

    Due rischi:
    1) uno è che possa essere eccessivo per un bambino tra i 7 – 8 anni fino ai 12 – 13 un impegno tanto assiduo ed intenso, in buona parte scelto dagli altri per lui. Possibili crisi di rigetto, altre successive istanze di vita.
    2) C’è poi la possibilità che si enfatizzi con una elevatissima attività scacchistica in età infantile (che sia prevalentemente di gioco alla scacchiera o anche di training) un talento analogo a quello di altri giovanissimi, forse senza vantaggi reali per il futuro livello di gioco.

    Questo è un tema da esplorare, dato che molti pensano che gli scacchi siano come un linguaggio, prima si imparano ed approfondiscono meglio è. Come un linguaggio direi proprio di no (per l’apprendimento del linguaggio c’è una “finestra” irrinunciabile nei primissimi anni di vita). Imparare presto a giocare (ma non so se faccia differenza se avviene a sei o a 8-9 anni) è sicurmente meglio, forse senza una intensità eccessiva e mantenendo la componente del gioco – divertimento insieme ad altre attività. In caso di buon talento penso sia importante che avvenga con buoni istruttori, competenti per l’apprendimento dei bambini.
    I dati futuri ci diranno qualcosa su questi aspetti. Se fosse vera l’idea del “prima e di più è meglio è” in linea teorica, avendo iniziato prima e molto più intensamente, i super – precoci attuali dovrebbero arrivare a livelli mai visti prima. Io ne dubito.

  3. Megalovic
    6 maggio 2019 - 13:02

    Ho preso una lista di dieci anni fa (aprile 2009) e ricavato tutti i giocatori over 2350 nati nel 1996. Quindi circa 13 anni allora e circa 23 oggi (tra parentesi l’Elo di oggi, e il picco Elo). Al momento ce l’ha quasi fatta a diventare un over 2750 il solo Rapport.
    Nome Elo Età (Elo oggi)
    Nyzhnyk, Illya 2499 12 anni 7 mesi (2644, max 2650 aprile 2019)
    Berbatov, Kiprian 2393 12 anni 8 mesi (2456, ha smesso di giocare nel 2011)
    Dubov, Daniil 2372 13 anni (2690, max 2709 settembre 2018)
    Rapport, Richard 2371 13 anni 1 mese (2736, max 2752 luglio 2016)

  4. Mario
    6 maggio 2019 - 13:46

    Scherzi a parte, ottimismo e speranze non hanno peso nella statistica.
    Una cosa che vorrei saper fare bene, e non è così purtroppo, è il test di significatività dei gruppi che sono oggetto di confronto.
    Leggo da alcune slides di un corso dell’Università di Ferrara :
    “Tutti i test statistici di significatività assumono inizialmente la cosiddetta ipotesi zero ( o nulla ).
    Quando si effettua il confronto tra due o più gruppi di dati, la ipotesi zero prevede sempre che non esista alcuna differenza tra i gruppi riguardo al parametro considerato.
    In altre parole, i gruppi sono tra loro uguali e le eventuali differenze osservate vanno attribuite al solo caso.
    Ovviamente la ipotesi zero può essere accettata o respinta, ma in che modo ?
    Si procede applicando un test statistico di significatività, il cui risultato va confrontato con un valore critico…..se si supera il valore critico la differenza tra i gruppi è significativa, e l’ipotesi zero viene respinta. In caso contrario viene accettata.
    Tuttavia i risultati di un test statistico non hanno valore di matematica certezza, ma soltanto di probabilità…..quindi esiste il rischio di cadere in errore, questo rischio si misura con il livello di significatività del test , solitamente espresso in percentuale, che rappresenta la probabilitá che le differenze osservate siano casuali…..esempio, livello 0.05 ( 5%) significa che la differenza osservata potrebbe essere dovuta al caso 1 volta su 20….”
    Interessante.

  5. Angelmann
    6 maggio 2019 - 19:15

    Scrivo spesso post lunghi perché cerco di esprimere bene quello che penso e spero di non favorire fraintendimenti, ovvero di ridurre o eliminare eventuali sottintesi, che spesso possono nuocere al dibattito.

    Mario scrive: “Però non abbiamo elementi per dire chi di essi lo farà realmente e chi invece non riuscirà, quindi non rischi di svilire tutto il lavoro che hai fatto ?”

    Quindi, rischio di svilire il lavoro perché in realtà proporrei delle predizioni ritenendo di individuare esattamente o quasi il futuro di Gukesh, o Firouzja, ecc. , perché “penserei” di individuare quasi esattamente l’Elo che un giovane raggiungerà, non come potenziale (come penso e ho scritto più volte) ma come risultato effettivo che mi aspetterei (ove lo pensassi). Ovvero, “traducendo”, nel ritenere che le proiezioni sia tanto affidabili da essere quasi precise propongo in realtà delle predizioni (io ritengo le proiezioni significative, relativamente affidabili come “potenziale”, specialmente con l’andare degli anni, ma non così tanto precise, specialmente in termini di Elo).

    Il punto è che molte osservazioni sono partite dall’attribuirmi un pensiero di fatto predittivo per poi rilevare che le predizioni sono ovviamente impossibili. Così parliamo di nulla, analizziamo opinioni e valutazioni che non sono state espresse e che non trovano riscontro in quello che è stato scritto.

    Mario scrive: “Ad esempio, potremmo trovare un ragazzino che oggi abbia 13 anni e un punteggio di circa 2370, come MVL alla stessa età , quasi come Carlsen e più di Caruana. Non una meteora ( però i predecessori che ho citato sono arrivati a 2800 ) ma il primo tratto promette bene.
    E se poi scopriamo che si chiama Roy Robson ? Praticamente fermo a non più di 2652, a 24 anni e mezzo passati.”

    Se si guarda bene, il sottinteso è sempre lo stesso, attribuendomi una possibile affermazione di questo tipo: “tu fai di fatto delle predizioni ma queste purtroppo si rivelano spesso sbagliate, alcuni arriveranno ad altissimi livelli e altri no, il futuro non è predicibile. Robson, ad esempio, secondo te doveva essere un 2800 (come MVL, Carlsen o Caruana) ma è fermo a non più di 2652.”

    Qui si salta a piedi pari tutto il lavoro che ho proposto.

    A 13 anni MVL aveva 2412, Robson aveva 2368, una differenza non enorme ma nemmeno irrilevante. Tra l’altro, le differenze di valore del’Elo nel tempo fanno sì che il punteggio di Vachier – Lagrave valesse qualcosa di più di quello di Robson alla stessa età, ma è solo un dettaglio.

    Si parla di singoli punteggi, non delle medie che invece propongo su 12 mesi. Per verificare l’argomento, è necessario visionare l’intero percorso da under 20 di Robson. Ho fatto quindi la scheda del buon Ray (con la tabella attuale, che quindi sottostima, solo lievemente e via via meno, le proiezioni di Robson fino ai suoi 17 anni, quando nel 2012 l’Elo si è stabilizzato su livelli analoghi a quelli attuali). Risultato: la proiezione su 12 mesi di Robson a 13 anni era di 2660, salita pian piano fino a 2730 / 2740 (15 anni e mezzo), per poi stabilizzarsi su quote dell’ordine di 2710 / 2720 tra i 16 e i 20 anni. Niente 2800.

    Ho sempre scritto (come d’altra parte è talmente ovvio da renderlo quasi superfluo) che le proiezioni sul livello futuro (sempre non predizioni ma solo stime, con ovvi margini di errore che però non sono in grado di misurare) postulano in impegno professionistico negli scacchi, a tempo pieno (o, quanto meno, analogo al livello di impegno del periodo cui le proiezioni si riferiscono). Oltre al caso estremo di chi smette completamente ci sono molte gradazioni. Robson si sta dedicando pienamente agli scacchi? Le tabelle propongono anche il numero di partite giocate all’anno, come unico indizio disponibile sull’impegno scacchistico. Il picco di Robson a 15 anni e mezzo corrisponde alla fase di massimo numero di partite giocate all’anno (120 / 130), poi si scende a circa 80 partite annue fino ai 18 anni, poi si scende ancora, 35 partite all’anno a 20 anni, livello su cui si mantiene tutt’ora (circa 45 partite l’anno). Non è il livello di chi si dedica agli scacchi a tempo pieno e non stupisce che il suo Elo navighi sugli stessi livelli che aveva a 20 anni.

    Sostanzialmente, il percorso di Robson sembra rispondere bene alle varie impostazioni che ho proposto, che sono un po’ più articolate e complesse di quanto forse non sembri.
    E se Robson invece avesse avuto un percorso decisamente difforme? Torniamo ad un altro aspetto che ormai ho segnalato molte volte: il lavoro che ho proposto non pretende di contenere verità incontrovertibili. Parte da alcune osservazioni, avanza l’ipotesi che lavorando su medie di sviluppo si possa osservare qualcosa in più, imposta un metodo pienamente riproducibile, che diventa anche uno strumento di indagine e di possibile approfondimento. I 2900 toccati da Praggnanandhaa e Sindarov in proiezioni precedenti mi sembrano davvero una quota enorme, l’analisi li propone e io li riporto, non perché “creda” che possano arrivare a quei punteggi ma perché è un dato che può contribuire alla riflessione (in questo caso, ad esempio, sulla minore affidabilità dell’Elo a 10 o 11 anni, o in merito alle osservazioni sui rischi di una attività eccessiva da giovanissimi). Se tu mi scrivessi: “Angelo, dai, tu predici che Pragg e Sindarov supereranno i 2900, su, un po’ di realismo, almeno questo dovrebbe farti riflettere, no?”… Cosa potrei mai risponderti?

    Mario scrive: “Per carità, è bello essere ottimisti, ma ….. è un mondo difficile.”
    Che dirti Mario? Vuoi che a 64 anni non sappia che è un mondo difficile? Purtroppo l’ottimismo l’ho perso da tempo, incluso quello sulle mie capacità, in chiaro deterioramento. Cerco di resistere come posso ma “l’inverno sta arrivando”.

    Rispetto ai diversi giocatori citati da Mega non saprei dire nulla finché non faccio la scheda individuale (che vuole tempo). Nei prossimi giorni cercherò di farle, purtroppo tempo ne ho pochissimo, tra lavoro e situazione di vita.

    Non ho competenze statistiche, solo una modesta logica e un pizzico di attenzione per cercare di non scrivere strombolate troppo gigantesche. Nell’esempio che ho fatto, il caso in cui i 20 ragazzi in testa alla lista Elo a 30 anni venissero 10 dal gruppo 2600 e 10 dal gruppo 2400 corrisponde all’ipotesi zero, con irrilevanza (o pura casualità, ad esempio 12 – 8, o 8 – 12) rispetto al parametro considerato. Devo aver letto da qualche parte che una correlazione del 70% viene già considerata significativa. Non ho idea di come si possa valutare la significatività statistica di questa impostazione.
    In generale il campione statistico è credo abbastanza ampio per i giocatori di livello internazionale (IM, GM), appena discreto intorno a quota 2600, via via scende e diventa molto più ostico per i pochi top player. Anche il campione statistico dato da un solo anno di nascita non mi sembra del tutto sufficiente e nelle medie ho sempre integrato i dati da più liste e più anni di nascita. Da qui alla significatività statistica dell’impostazione che ho proposto ce ne passa.

  6. Mario
    7 maggio 2019 - 18:23

    Angelo, ho da dare altri numeri 😃
    Ho provato a confrontare l’incremento elo che hanno avuto alcuni giocatori di prestigio da quando avevano 17 anni ( quindi erano nella top-20 Junior ) al compimento dei 27 anni.
    Ho scelto 17 perchè così ho potuto accumulare 21 nominativi, altrimenti con 15 o 16 sarebbero stati assai meno.
    Avendolo selezionato arbitrariamente il gruppo così formato non rappresenta affatto l’evoluzione dei diciasettenni, ma solo quella della loro elite, cioè ( nuovamente ) il vertice della piramide.

    Di seguito i numeri di cui accennavo.
    N giocatori = 21 ( nati tra il 1983 e il 1992 )
    Rating medio a 17 anni = 2599 ( semidispersione massima +/- 103 punti )
    Rating medio a 27 anni = 2719 ( semidispersione massima +/- 98 punti )
    Incremento medio = 120 punti ( min 27 / max 223 )
    Deviazione standard relativa = 83% ( 99.7/120 )
    Il semplice test di correlazione che ho scelto prevede che si divida il gruppo in almeno 2 ranghi.
    I 10 giocatori del rango over 2599 (a 17) mostrano un incremento medio di 114 punti.
    Quelli del rango under 2599 mostrano un incremento medio di 125 punti ( con Jakovenko che li tira su , e Safarli che gli rovina la performance, avendo solo un +27 in 10 anni )
    Dei 5 giocatori del primo quartile, solo 3 provengono dagli over 2599.

    In sintesi,
    – mi servirebbero più giocatori, le liste sono faticose
    – la correlazione non sembra forte e con i più giovani potrebbe essere inferiore
    – la deviazione standard è alta, solo 8 giocatori rientrano nel primo quartile mentre 6 giocatori su 21 mostrano scarti superiori al 50% rispetto al valor medio.

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