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Stoccolma1. Calorosa accoglienza

Buon 2008 da Stoccolma!

 

 

Cari amici di Scacchierando,

le abbiamo tentate tutte…

In Austria noi della spedizione italiana avevamo fatto veramente pena. Lì, però, si giocava alle sei di sera. Nella malcelata illusione che la nostra debacle fosse dovuta all’orario inconsueto, con profondo senso della posizione abbiamo pensato di cambiare radicalmente: qui le partite iniziano alle undici di mattina!

Dunque decidiamo di trascorrere in Svezia le vacanze di fine anno e partiamo.

La città

Appena messo piede sul suolo scandinavo, veniamo subito accolti con calore ed ospitalità, ricevendo una piena conferma del fatto che la gente è molto ospitale e si riesce subito a fare amicizia. Il saluto di benvenuto ti viene praticamente “servito su un piatto d’argento”:


Calorosa accoglienza

Alla vostra destra riconoscerete senz’altro il simpaticissimo Vittorio Regorda, ormai all’apice della notorietà in seguito al suo ineguagliabile record realizzato a Schwarzach: il mitico “000000”, detto anche “zerosusei”! : - )

Al momento di selezionare i capi d’abbigliamento, il timore è stato quello di riecheggiare Totò e Peppino a Milano con il colbacco, ma abbiamo corso il rischio: volevamo essere prontissimi ad affrontare il gelo del Mare del nord. Invece, quest’anno a Stoccolma fa proprio caldo: sempre sopra lo zero (anche fino a +7), con gli svedesi così delusi (o mortificati?) per la totale assenza di neve, che quasi perdevano il gusto di festeggiare il Natale.

Con o senza neve, comunque la città vecchia -Glama stan- è uno dei luoghi più romantici in Europa. Interamente addobbata a festa per l’occasione (il Natale -intendo- non la nostra visita), gli svedesi adornano le finestre con alcune tipiche lucine a forma di alberello (sembrano candele, ma per lo più sono lampade), il che ovviamente rende la zona molto affascinante.


Atmosfera natalizia a Gamla stan


Stoccolma in notturna (dopo le 15:00)

Qui vanno molto di moda i ristoranti italiani, ma noi ci siamo impegnati tassativamente a non frequentarli e ci rifiutiamo con sdegno di fare da cavie per riferirvene la qualità: vediamo se non ci assale il desiderio di una pizza verso il decimo giorno. Per il momento, preferiamo dedicarci alle prelibatezze locali: alce con mirtilli, renna oppure salmone (ovviamente con enormi quantità d’aglio, che subito s’impone come condimento nazionale). A proposito: qualcuno mi aveva avvisato che a Stoccolma avrei mangiato male… Ragazzi, ma kestateaddi’? : - )

Il centro si gira rigorosamente a piedi, ma se vi capita di prendere la metropolitana (che serve adeguatamente la città), finirete -come il sottoscritto- col fare la figura dei giapponesi fotografando i soffitti:


Soffitti in metropolitana

Uno dei musei più gettonati è il “Vasa”: vascello strafico, supertecnologico ed accessoriato (siamo nel 1628), varato con grande eccitazione… e colato a picco dopo pochi metri! Lasciato in ammollo addirittura fino al 1961, ripescato e ripulito, è oggi l’unica nave a vela da guerra del XVII secolo conservata nel mondo.


Il Vasa

Il torneo

Il torneo si gioca in una vecchia fabbrica ristrutturata:


L’ex fabbrica sede di gioco

Non vi ricorda le copertine dei dischi dei Pink Floyd? : - )

Da fuori non è certo una meraviglia, ma una volta entrati la sala da gioco è uno spettacolo! Pezzi e scacchiere in legno, tavoli singoli per ogni giocatore (pur se uniti in file), pavimentazione in parquet. Sei belle scacchiere murali fanno da sfondo ai gm che guidano la classifica. Al di là, l’intero lato della sala è costituito da grandi vetrate che si affacciano sul canale, con la città illuminata che fa da sfondo. Questo panorama di contorno conferisce un impagabile pizzico di magia che rende l’atmosfera veramente suggestiva.


Sala torneo con vista sulla città

A questo punto avrete potuto intuire che siamo assolutamente soddisfatti della scelta del torneo.

La nostra alternativa per queste “vacanze” era Cracovia, ma abbiamo optato per Stoccolma in considerazione di un motivo ben specifico (in aggiunta al fatto che non ci sono doppi turni): cosa veramente rara -ahimé- per una manifestazione scacchistica, la sede di gioco è centralissima, circa dieci minuti a piedi dalla zona clou, dove noi abbiamo scelto l’albergo (trattasi di 600/700 metri, nonostante secondo la personalissima valutazione di Vittorio“sarà almeno un chilometro e mezzo” : - )). Per chi sceglie l’accoppiata scacchi-turismo, è la situazione ideale.

Venendo agli aspetti tecnici, dal punto di vista dell’organizzazione mi aspettavo una gestione più “rigida”. Invece, nonostante avessero annunciato un torneo principale (laRilton Cup) con taglio da 2200 in su (elo fide o “lask” svedese), hanno poi ammesso un fiume di giocatori con elo tra i 2200 e i 2000. Per Vittorio, poi è ancora peggio: il torneo“Elo” (il “B”, per intenderci), riservato alla fascia 2200-1800, è risultato pieno zeppo di gente senza elo fide. Cosicché se uno ha la disavventura di scendere in classifica (ogni riferimento è puramente casuale) trova parecchie difficoltà a rifarsi, incontrando tutti avversari privi di elo. Queste sono scelte organizzative la cui logica mi sfugge completamente. Anche se voi mi direte: “E che te lamenti? Almeno così ne hai vinta qualcuna!”

Noi comunque eravamo venuti sin qui più che preparati per giocare fissi sulle ultime scacchiere, ciascuno nel proprio torneo (e con grande spirito di professionalità ci stiamo riuscendo comunque!: - ))

L’altra cosa che non comprendo è la cadenza di gioco: “seria” sì, ma senza incremento (cosa che a me appare ormai anacronistica). E questo pur avendo a disposizione tutti orologi digitali, almeno per il torneo principale.

Per la cronaca, io tifo per il mio amico Slavko Cicak (n. 5 del tabellone), persona molta simpatica e alla mano. Slavko è di origine slava, ma vive in Germania e gioca per la Svezia.

Alcune particolarità

Avrete notato che il festival non è pubblicizzato sui principali calendari (fide o Jonkman; quest’ultimo però mi sembra abbia un po’ ridotto l’impegno, a seguito del suo matrimonio, si vocifera). Per di più, davanti alla sede di gioco, ci fosse una o anche mezza indicazione: un cartello, un bando, una freccina, dei segnali di fumo… Macché: nulla di nulla! E pensate che il torneo è “nascostissimo”, al settimo piano di un edificio. Veri maghi delle public relations, abbiamo dedotto.

Ma un dubbio mi era rimasto; e la conferma dei miei sospetti è giunta in occasione di una cena con i simpatici svedesi, i quali mi hanno riferito che -in effetti- l’organizzazione non cerca affatto pubblicità: hanno timore che venga troppa gente e non ci si entri più!

Eppure, come vedete le file dei tavoli sono tutte ben distanziate, e vi sarebbe spazio per molte altre persone (oltretutto c’è anche un’altra sala).


Panoramica sala tornei Cup ed Elo

Io comunque, onde evitare incidenti diplomatici, ho “chiesto il permesso” di poter scrivere questo resoconto (mi sembrava doveroso avvisarli, accingendomi ad illustrare il loro evento nel più importante sito/blog italiano! : - )). Hanno persino acconsentito a che ne parlassi bene. Infatti -hanno detto- se venissero qui una decina di persone dall’Italia “non sarebbe grave”…

Paese che vai, gente che trovi.

È divertente girare per tornei in paesi diversi perché si scoprono usanze talvolta lontane dalle nostre.

Avevo già notato, ad esempio, che al nord Europa qualcuno si permette il “lusso” di mangiare mentre gioca. E per mangiare intendo “pranzare”: non una mela o una banana, ma proprio un pasto completo. A Copenaghen, per esempio, avevo già assistito ad una scena pietosa, quando il mio avversario (del secondo turno), passata la quarantesima, si era presentato con un ricco piatto di enormi wurstel con patate fritte, accompagnato da una birra media. Oltretutto il tipo mangiava rumorosamente (provate a concentrarvi di fronte ad un martellante “ciomp-ciomp”) e con le mani: se le ungeva per benino, e poi eseguiva la sua mossa.

Gli svedesi, invece, sono di gran lunga più educati e distinti: il mio avversario (del secondo turno… ma sarà una maledizione?) ha esibito un raffinatissimo piatto di gamberetti, uova ed insalata, con tanto di coltello, forchetta e tovagliolo (la bevanda sembrava un the). Insomma, tutto un altro stile, no?

Vorrei comunque tranquillizzarvi: avventure simili capitano fortunatamente solo “nelle retrovie”, e mai nelle prime scacchiere (ma sì… le “prime scacchiere”: intendo dire quella roba strana che ogni tanto si intravede all’orizzonte : - )).

Altra usanza da noi sconosciuta, della serie “E poi dicono che gli scacchi non sono uno sport”: così come esistono le scarpe da atletica, da calcio o da tennis, sapevate che qui usano addirittura le scarpe… da scacchi? Del resto, a darci l’esempio è una che da anni gravita nella top ten femminile:


Gli stivali di PI(pp)A Calzelunghe

Che volete di più? C’è persino il parcheggio!


Appendiabiti e… “portascarpe”

Capodanno


Gott nytt år! (buon anno!)

Gott nytt år! (buon anno!)

Auguri da Stoccolma! Festeggiamenti quasi “napoletani” qui. E proprio la notte di San Silvestro gli svedesi sono stati omaggiati dalla tanto attesa caduta della neve, che ha reso maggiormente natalizia l’atmosfera.

Effettivamente, con i tetti innevati, il primo giorno dell’anno ha un sapore particolare:


Finalmente la neve!

Per concludere, eccovi la foto che documenta l’inizio del 2008.

Buon anno a tutti!


L’inizio (preciso) del 2008

P.s.

Fate poco gli spiritosi: vi assicuro che è l’orologio sulla piazza, non il tabellone del nostro torneo… : - )

P.s. bis

Okkei, non siamo in un libro…

ma siccome facciamo come ci pare, mi sento di chiudere con alcuni ringraziamenti a chi ci è stato vicino in questa nostra avventura; in ordine sparso:

1) l’allegra brigata di Scacchierando, che durante i tornei all’estero assicura costantemente una simpatica compagnia, ancor più gradita quando si è a centinaia di chilometri da casa;

2) i cari “cuginetti” di Monza, che pur sfottendomi mi hanno garantito una tessera di socio onorario (spizzatevi il loro sito: www.monzascacchi.com/main.shtml);

3) i miei nipotini (veri, questi!), i quali hanno addirittura esordito nel blog, capitanati da Chiaretta, che mi auguro di potervi portare quanto prima nei tornei; : - )

4) il cuoco del ristorante De Svarta Fåren, per l’arte con cui prepara il suo gustosissimo, indimenticabile… carpaccio di alce!

 

 

Gott nytt år!

 

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