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San Pietroburgo: Chigorin memorial 2009


MEGA REPORTAGE!

Russia. San Pietroburgo.

Un tavolo con scacchi pregiati. I pezzi sono in piena battaglia. Da alcune ore; in silenzio.

Un distinto signore distrae la sua mano, che fino a quel momento sembrava solo impegnata ad arricciarsi i baffetti, e muove con sicurezza la donna bianca: Da7, scacco.

Davanti a lui, l’avversario rimane immobile. Nessuno vede i suoi occhi, sono nascosti dalle dita chiuse a serranda. Aveva già previsto la mossa apparsa sulla scacchiera. Sapeva che sarebbe finita. Le sue mani si staccano lentamente dalla fronte. La destra si muove verso l’altro. Abbandona.

È il 22 maggio 1914.

Emanuel Lasker ha appena vinto il torneo più importante di sempre, voluto e organizzato addirittura da Nicola II, zar di tutte le Russie.

Con lui, gli altri quattro che lo seguono in classifica vengono insigniti della massima onorificenza: per Lasker, Capablanca, Alechin, Tarrasch e Marshall viene appositamente creato il titolo di “grande maestro”.

I primi cinque grandi maestri nella storia degli scacchi.

 

Nicola II, zar di tutte le Russie

Sessant’anni più tardi, un bambino leggeva i racconti di questo torneo (1), e ne rimaneva affascinato.

Russia. San Pietroburgo.

Un secolo dopo: 16 ottobre 2009.

Inizia un altro, ennesimo torneo nella città degli scacchi.

I grandi maestri ora, solo qui, sono ben sessantacinque.

Tra gli iscritti c’è anche quel bambino, cresciutello a dire il vero.

 

Sul serio vado lì?

 

Ritrovarsi nella lista dei giocatori ha un sapore particolare: è come un cerchio che si chiude, come penetrare nell’essenza della nostra passione. San Pietroburgo / gli scacchi. Praticamente dei sinonimi.

Nell’ultimo secolo il mondo è stato devastato dalle guerre; l’Unione sovietica addirittura si è sciolta.

Si sono succeduti da una parte Botvinnik, Tal, Petrosian, Spassky, Karpov e Kasparov; dall’altra personaggi come Lenin, Stalin, Gorbaciov, Putin e… Kasparov (e… che cav… : - o).

Eppure, poco è cambiato qui: è sempre la patria degli scacchi.

 

Chigorin memorial

Arrivo un giorno prima (kevelodicoaffa’). Entro nell’albergo che ospita la manifestazione.

C’è un torneo rapid. Giusto in tempo per gustarmi l’ultimo turno.

Uhmmm… Qualcosa non va: riconosco subito Dreev, ma non è nelle prime scacchiere; c’è un certo Bareev che fa patta in ottava; Harikrisna è ancora più lontano…

Già: qui giocano a “scacchi”. Ma sul serio.

Il torneo

Primo turno: accedo in sala e prendo posizione alla mia scacchiera.

Non ho pescato poi così in alto: davanti a me siede un semplice Melkumyan (2569).

Vedo più in là i g.m. schierati, in ordine di elo: Zhigalko (2601); Fedorov (2600); Burmakin (2599); Iudin (2599); Popov (2595), e giù fino a Epishin (2590).

 

“Ma che… non era pattaaaaaaaa?”

 

Wow! Epishin in nona scacchiera. Torneo fortino, dite?

Eheheh… Perdonate la tentazione: più invecchio più mi diverto a fare scherzetti.

Questa appena descritta era… ehm…la sala B : - D

La sala dei polliiiiiii!

Sala “principale” (scacchiere 22-102)

Sala A (prime 21 scacchiere)

In quella A erano invece ospitati solo i giocatori “seri”: Harikrishna (n. 1, 2673); Kurnosov (2669); Areshchenko (2667); Dreev (2659); Kobalia (2648) e via di seguito.

Ben ventitré giocatori da 2600 e oltre, e addirittura sessantasei (!) sopra i 2500.

Così, al terzo turno si vedono tipetti come Harikrisna in 51^ scacchiera, o il buon Sandipan addirittura in 90^. Gli stessi che ti ritrovi accanto facendo colazione (ci sarà qualcuno che porta sfiga?Bah…). Circondanti da un simile numero di g.m., ci si sente proprio “il nulla cosmico”. (2)

Io personalmente preferivo la sala C: non perché mi sentissi “al posto giusto”, quanto per le luci più soffuse e le grandi vetrate non coperte dalle tende.

 

Sala amatori
Insomma, qui si respira vera aria di scacchi.

E pensare che questo per loro è normale: basta vedere il grande torneo dell’Aeroflot di Mosca, in cui puoi giocare nel torneo principale solo se sei uno che, un po’, ci capisce. Il che, secondo i russi, capita se hai almeno 2550. Altrimenti, vai nel B (2549/2400). E che sarà…

A Mosca, però, si gioca in febbraio, con temperature che si aggirano attorno ai 20/25 gradi sotto lo zero, come se non bastasse con un vento assassino X - |

Non sono ancora pronto (tutte scuse: la realtà è che non mi ispira particolarmente dovermi iscrivere al torneo Z).

Organizzazione ineccepibile. Arbitri competenti e cortesi, oltre che efficienti: accoppiamenti appesi pochi minuti dopo la fine delle partite. Ottimo trattamento dei giocatori, e graditissima la scelta sull’orario dell’ultimo turno:

 

 

A
mezzogioooooorno!

Il torneo è stato vinto da Sergey Volkov, che ha realizzato 7 su 9 insieme a Weiqi, Deviatkin e Melkumyan

 

 

Il prestigioso trofeo del primo premio (3)

Tra le giovani promesse, si è notato il quattordicenne indiano Santosh Gujrathi Vidit (2423) che al quarto turno ha sconfitto Sakaev (2625). In realtà Vidit si era già fatto conoscere l’anno precedente, quando aveva vinto il campionato del mondo under 14. È simpatico e promettente, ma per il momento il connazionale Negi è ancora nettamente più forte e si impone senza problemi:

 

Superiore comprensione posizionale

Vi si propone di soggiornare presso la sede di gioco. Meglio di così…

Holiday Inn, nota catena internazionale. Un hotel a quattro stelle; e sono quattro stelle vere.

Fatto il solito giro su internet, verifico che il prezzo di una singola standard è di 71,00 euro, colazione esclusa.

L’organizzazione del torneo, guidata dalla gentilissima Irina Sudokova, mi sistema in una camera non “normal”, bensì “superior” (ma forse avevano saputo che ero l’inviato speciale di Scacchierando 8 - )), colazione compresa, al prezzo di… 35,00 euro.

Che dire: meno della metà.

In alcuni tornei italiani può capitare di pagare addirittura più del prezzo ordinario, se passiamo tramite gli alberghi “convenzionati” (: - o e non ditemi che non ve eravate accorti).

Qui invece emerge la serietà dell’organizzazione e il rispetto per i giocatori.

Le informazioni sull’albergo, però, non sono affidabili: c’era scritto che internet sarebbe stata a pagamento, al costo di circa 4,00 euro l’ora.

Basta saperlo. Poi però, arrivati sul posto, si scopre che non è così: l’accesso è gratuito!

Volevo protestare energicamente per l’inefficienza, ma poi ho lasciato perdere. Meglio mantenere la concentrazione.

Intervistata la Sudakova, mi dice che è la prima edizione con l’Holiday Inn, per cui non è sicura di poter mantenere le stesse condizioni anche per il futuro. (4)

Ha invitato i g.m. over 2600, ma il premio è corposo (circa cinquemila euro), e quindi gli altri accorrono senza necessità di ingaggi.

Colgo l’occasione per recriminare sul fatto che il torneo estivo di San Pietroburgo sia riservato alle donne: ogni anno mi esalto quando becco l’evento sul calendario per poi rimanerci male appena mi accorgo che non è per maschietti.

Irina replica segnalandomi che ci sono anche altri tornei nella stagione più calda; mi manderà i link. Precisa che però le manifestazioni non sono così forti e pieni di g.m. come quella in corso, ma conclude: “Per te va bene lo stesso, però”… : - (

Poi le chiedo se ha interesse ad avere altri giocatori dall’Italia per le edizioni successive, cosa che potrebbe capitare grazie al coinvolgimento del megablog Scacchierando.

Irina arrossisce (è educata) e mi risponde imbarazzata: “Meglio evitare: rovinerebbe il prestigio del torneo. Già quest’anno ci sei scappato tu e la Federazione ha dovuto chiudere un occhio, ma solo dopo miei insistenti pressioni”.

Poi vede che ci rimango maluccio e allora sorride: “Ma scherzoooooo, per noi è un onore avere un reporter di Scacchierando”.

Shhhhhhhh! Zitta, non parlare voce alta!

Niente da fare: ormai la frittata è fatta. La notizia si diffonde e io non riesco più a respirare.

Mi additano per le strade. A colazione mi ferma Dreev e mi confessa (a bassavoce) che muore dalla voglia di conoscere Bellincampi, anche solo per mail; Fedorov mi tormenta perché vorrebbe scrivere almeno un articolo (è persino disposto a pagare).

Insomma, un inferno. Non riesco a concentrami per le partite.

Anche Irina, giorno dopo giorno e con crescente insistenza, mi supplica di mettere una buona parola per realizzare un gemellaggio tra il sito di San Pietroburgo e il blog Scacchierando.

Offre somme molto alte, che mi disorientano.

Non disorientano il Capo, invece; che è ben abituato a simili pressioni. Purtroppo su queste cose è irremovibile: ci tiene molto a non mischiarsi con siti di minore prestigio.

Allora Irina tenta un’ultima carta. E rilancia forte: oltre al gemellaggio, mette a disposizione una schiera di giovani sue concittadine, segretarie e telefoniste, da impiegare come collaboratrici fisse nella redazione italiana : - \

Questa volta il Capo assorbe il colpo.

Ci riflette. Si consulta con i suoi uomini: Angelmann; Megalovic; Dark. Alla fine è costretto a cedere.

Stiamo predisponendo un contrattino : - D

 

L’organizzatrice del torneo, Irina Sudakova (elo 2350), con il suo staff

Note dolenti: il visto

Un vero cronista ha il dovere di riportare anche i lati oscuri.

Ed è quello che farò io, specie perché non sono un cronista e quindi… me ne frego.

Vi avviso che non ho curato la sintesi in questo capitoletto, che pertanto potrà risultare tedioso (anzi, lo è certamente!). Vi invito quindi a saltare a pie’ pari. A questo serve la separazione in paragrafi: chi vuole può tranquillamente andare a quello successivo.

Se continuate, sappiate che le prossime righe conterranno un mio sfogo personale “barra” avvertimento per tutti gli amici italiani. Del resto, ci sono state autorevoli richieste nei commenti sul blog durante il torneo ; - )

Già da alcuni anni sapevo che giocare a Mosca o a San Pietroburgo sarebbe stato più “scomodo” per via del visto che deve rilasciare il consolato russo.

Ma non pensavo che le cose andassero così.

Più semplicemente, non ero preparato.

Vi anticipo che durante la mia “avventura” preliminare il pensiero si rivolgeva automaticamente al povero Tajmanov: a ciò che gli è capitato alla frontiera russa al rientro dal match contro Fischer.

Ovviamente con il dovuto rispetto e le debite proporzioni: non oserei compiere parallelismi del genere.

Solo che avevo qualche segnale in più per comprendere, anche se molto alla lontana, certi meccanismi.

Dunque: il consolato russo a Roma deve rilasciarti il visto.

Che ci vuole? Contatti l’organizzazione del torneo, spedisci il tuo passaporto scannerizzato, ti fai mandare l’invito con le date, l’albergo prescelto, prepari una foto e via a chiedere il visto turistico. Non vedo tutta ‘sta difficoltà.

E dunque…

Primo giorno

Tento un timido accesso a via Nomentana: l’ufficio consolare è aperto fino alle 11,30. Non ho alcuna intenzione di sprecare l’intera mattinata, quindi passo al volo verso le 11,15. Se va bene ok, altrimenti magari chiedo informazioni per verificare se ho tutti i documenti.

Non va bene: fanno entrare solo cinque alla volta.

Chiedere informazioni? Gli altri in fila mi avvisano che c’è un indirizzo mail del consolato, ma che nessuno risponde. Il numero di telefono poi… inutile dirlo.

Secondo giorno

Da grande stratega, mi metto in fila con ben cinquanta minuti di anticipo sulla chiusura del varco d’ingresso.

Alle 11,30 il tizio del gabbiotto (il quale fino a quel momento proprio non parlava italiano) mi dice -quasi ammonendomi- che devo rivolgermi alle agenzie.

Scatta il segnale nella mia mente malata S - (

Del resto, se uno è cocciuto è cocciuto. Ma sono stato colpito su un punto dolente: già sul lavoro non ci si riesce più a muovere senza utilizzare le agenzie di servizi (e questa è un’altra storia). Quindi, mi impunto: questa volta faccio da solo, ekkeccakkio!

Terzo giorno

Mo’ li frego io, eheheh!

Sveglia alle 6,00 (ehhhhhhhh?). In fila alle 7,20. Il portone d’ingresso apre alle 8,00.

Praticamente mi ritrovo lì da solo:

 

La fila davanti al consolato russo alle 7,30 di mattina, mezz’ora prima dell’apertura

Fortuna: gli italiani sono pochissimi, e fanno una fila separata. Io sono il secondo in lista, e dunque è fatta!

Entriamo.

Le agenzie vanno nell’atrio dove due funzionarie lavorano le pratiche.

I “privati” invece vengono ricevuti direttamente dal vice console.

Wow! Che onore!

Questi russi ti trattano proprio bene: addirittura c’è un rifornitore di bibite e spuntini vari. Chissà a cosa servono qui, del resto siamo tutti di passaggio veloce…

L’accoglienza poi è ottima: c’è posto a sedere, e subito ti danno in dettaglio tutte le informazioni di cui hai bisogno. Ti senti tranquillo e fiducioso che il funzionario avrà cura delle tue esigenze e certamente verrà incontro alle eventuali difficoltà. Sono elencati tutti i tuoi diritti, illustrate le possibilità di reclamo, e così via, nell’ottica della massima trasparenza amministrativa e più ampia tutela del cittadino:

 

Il cartello di benvenuto che elenca compiutamente i nostri diritti

L’ufficio del vice console apre alle 9,00 e chiude alle 12,00. Il titolare arriva alle 8,57. Fico! Si vede che non siamo in Italia.

La fiducia nell’esito positivo della giornata aumenta (intanto però, chissà perché, avevo avuto l’intuizione di portarmi un po’ di lavoro dietro: ottima valutazione della posizione).

Iniziano i sospetti: la porta si apre solo alle 9,33. Mi viene riferito (ma solo dal rassegnato popolo in attesa) che il vice console svolge tutto il suo bel lavoro, e solo quando proprio gli viene voglia ritira qualche domanda di visto.

Eppure si tratta soltanto di ricevere la domanda e i documenti, non certo di emettere il visto (per quello sono necessari almeno dieci giorni, se non paghi l’urgenza): l’operazione richiederebbe di regola circa un minuto; due o tre quando insorgono problemi.

Nell’arco dell’intera mattinata, intervallando la sua attività, il vice console ritira cinque domande di visto. Sono quelle del giorno prima, che avevano avuto la “priorità” come premio per l’attesa.

Noi freschi di giornata rimaniamo a bocca asciutta.

Contrariamente da quanto traspare da queste righe, rispetto agli altri io sono il più allegro e ottimista. Già, perché i consolati russi in Italia si trovano soltanto a Roma, Milano, Genova e Palermo. Dunque i miei compagni di fila provenivano da altre regioni d’Italia: avevano preso un treno all’alba, o addirittura l’albergo per la notte.

Tutto inutilmente. Sarebbero dovuti tornare il giorno dopo, forti della “priorità”.

Si tratta (è fantastico) di una tecnica consolidata: ti fanno appositamente attendere un’intera mattinata, a vuoto S - (

Inoltre, quando qualcosa non va nei documenti, ti correggono una cosa alla volta, per gradi: ho incontrato persone che avevano ripresentato la domanda più volte, e in ogni occasione saltava fuori una cosa nuova.

Anche nelle menti più ottuse si insinua il dubbio che da parte del consolato si “suggerisca” in maniera non proprio velata di rivolgersi alle agenzie…

Inutile dire che già da tempo mi avevano fatto totalmente passare la voglia di andare a San Pietroburgo.

Quarto giorno

Riassumo così le vicende del quarto giorno: il mio passaporto è (o meglio era) praticamente nuovo.

Dirottati nella fila delle agenzie (il vice console era assente), la tizia che riceve la mia domanda, gentile e soprattutto sorridente, infila un’unghietta nella micromininvisibilimmaginariasbavatura dell’angolino (della pagina in cui c’è la plastica di copertura attaccata al foglio di carta) e letteralmente mi scolla (strappa) l’angolo per oltre un centimetro.

Questo è scollato, non va bene. Rimetta a posto il passaporto”.

: - o

S - (

Ho reagito. Verbalmente.

In quel momento eravamo divisi da un vetro molto spesso, sembrava blindato.

Solo a quel punto ho realizzato quale fosse la situazione reale. Una scena dantesca: nell’atrio c’erano rappresentanti delle agenzie sparsi un po’ dappertutto. Mi sembrava di essere in un film: strizzo le palpebre e metto a fuoco che ciascuno di loro aveva accanto a sé, a pronta disposizione, almeno un paio di colle, di tutti i generi. “Non ti preoccupare, lo fa con tutti. No, senti: è inutile che tu vada su a protestare dal console: quella è la moglie”.

Povero Tajmanov.

Peggio mi sento: mi viene spifferato che l’atteggiamento sia ispirato a una sorta di “principio di reciprocità”: non fanno altro che modellarsi su quello che combinerebbero i nostri al consolato italiano a Mosca, quando hanno a che fare con i russi (ossia tutti i giorni).

Non oso pensarci e sono ancora più amareggiato.

Doveroso è il ringraziamento, comunque, ai funzionari del consolato, per aver conferito un’aria più vissuta al mio passaporto. Il quale, poverino, ha finalmente provato l’ebbrezza di essere rivoltato fino a strapparsi, schiacciato sotto una fotocopiatrice, sfogliato da Speedy Gonzales (ma le pagine hanno resistito, eheheh), scollato, rincollato, e chissà cos’altro ancora quando l’ho abbandonato solo soletto per dieci giorni…

Fine dello sfogo. Potete ricominciare a leggere da qui.

Sainkt Petsburg

Ero quindi un filino prevenuto dopo l’esperienza al consolato.

In Russia però tutto è filato liscio.

Il “popolo” è addirittura gentile: un simpatico signore mi ha avvisato che sarei dovuto scendere dall’autobus, nonostante avessi chiesto nulla a nessuno (era la coincidenza con la metro: si vede che avevo la faccia da turista, e soprattutto la valigia).

Hanno persino riaperto le porte del bus per restituirmi il berretto diligentemente lasciato sulla panca (ma… io… l’avevo fatto apposta per metterli alla prova!).

E poi dicono che i russi sono orsi…

 

Altro che orsi!

Quello che non piace tanto è il trattamento differenziato degli stranieri: in molti posti (musei) paghi il doppio solo perché non sei residente. (5) Ti guardano in faccia, e ti fanno pagare di più, poiché capiscono subito che non sei russo nonostante tu cerchi di depistarli indossando un colbacco e portandoti appresso libri di scacchi (ma… erano quelli di Porreca : - ( Ecco perché il tizio scuoteva la testa con aria di rassegnazione).

La città è suggestiva.

Non capisco perché nelle guide turistiche si trovino solo foto scattate durante il giorno. I notturni sono imbarazzanti, in quanto i russi non fanno economia nelle luci e creano degli effetti portentosi. Tutti i palazzi del lungoNeva Dvortsovaja sono illuminati per far risplendere la propria bellezza. Se la scena vi si presenta all’improvviso provenendo dalla giusta prospettiva (ossia dall’altra parte del fiume) rimanete senza fiato.

Purtroppo la redazione non mi fornisce strumenti adatti, e quindi sono costretto a rimediare con la mia modesta macchinetta digitale, e le foto in “posa B” senza cavalletto non sempre sono opere d’arte…

 

ДВОРЦОВАЯ ΗΑБ
 

Troitskij Most
 

Canali
 

Un “anonimo” palazzo sulla Kamennoostrovkij Prospekt

Ero ben attrezzato per affrontare le temperature del rigido inverno russo. Invece ho potuto addirittura girare senza sciarpa. Quassù il freddo è secco, quasi gradevole rispetto alla nostra umidità. Però nei primi giorni pioveva. Allora ho dovuto mettere in atto la sofisticata tecnica dell’ “accendeteviunasigarettaallafermatael’autobuspasseràalcolpo”. Così, ho acquistato un ombrello e, come per incanto, da allora non è più venuta giù una goccia : - )

Quanto alla preparazione per il torneo, poiché ci tenevo ho cercato di curarla quanto più possibile: ho ripassato tutte le varianti di apertura, riletto attentamente l’intero manuale dei finali, e sviscerato persino le più recenti novità teoriche. Mi sono quindi presentato fiducioso di avere la situazione sotto controllo e di poter gestire ogni inconveniente con estrema sicurezza.

 Tutto inutile: sono andato subito in crisi davanti alla loro imprevedibile tecnica di gioco!

 

 

Magna e passa

 

Eh sì: siamo in Russia. Qui gli scacchi regnano ovunque (6), e non si limitano certo alle pubblicità: a San Pietroburgo potete trovate il “palazzo Jusupov” e persino… il quartiere Spassky!

 

 

Fresca lit

 

Conoscendo bene la lingua posso rivelarvi che la pubblicità dice: “Lavati i denti con ‘Fresca lit’ e le tue proposte di patta saranno molto più gradevoli”.
È il momento di alcuni avvertimenti pratici.
Non fate affidamento sui numeri civici delle vie: sono dei trucchi per ingannare i turisti! Io sono sceso dalla metro all’inizio della via dell’albergo. Da diligente scacchista avevo preventivamente analizzato la posizione: hotel al numero 97, e dunque al massimo dieci minuti di cammino.

Macché: i numeri sono solo un riferimento mooooolto orientativo. Ogni tanto, quando la parete dell’edificio è particolarmente sguarnita, ne piazzano lì uno…

Così, ho dovuto camminare per ben quattro chilometri per vedermi passare accanto i novantasette numeri civici che mi guidavano all’albergo (sul serio X - |).
A proposito, la metro: occorre stare un po’ concentrati. Se vi mettete a pensare al perché avete pavidamente ripiegato su Ca3 invece che dare l’ovvio scacco in c7, avete già perso la vostra fermata. Infatti -cosa alla quale non siamo assolutamente abituati- quasi sempre dal vagone non si legge il cartello che indica la stazione. Nei rari casi in cui si intravede la scritta, questa è comunque in cirillico. Neanche potete affidarvi all’altoparlante che annuncia le fermate, perché non si capisce un’acca, e come se non bastasse persino lo speaker parla in cirillico. (7)
Vi assicuro che sarete praticamente costretti a contare le fermate.
Ci sono poi altre sorprese per noi: al mio esordio nella metropolitana, addirittura ci ho messo un bel po’ per riconoscere l’ingresso nel vagone. Ho capito, sarò anche rimbambito, ma ditemi se non vi sembra un ascensore:
 

Si sale?

 

A proposito: nella metro di San Pietroburgo è vietato scattare foto… : - o
  
 

Soffrite di claustrofobia?

 

Nei negozi invece le scritte non sono rigorosamente in cirillico, ma ho l’impressione che questo valesse solo per oggi.

 

 

Questa sì che la capisco!

 

Fra gli importanti richiami turistici della città, ecco l’imponente basilica di Sant’Isacco; la quarta cattedrale al mondo quanto alla grandezza della cupola. (8)
 

Basilica di Sant’Isacco

 

All’esterno si rimane assolutamente impressionati dalle monumentali colonne (ben centododici), dal peso di centoquattordici tonnellate ciascuna, che furono trasportate fin qui addirittura su chiatte dalle freddi terre del Nord (attuale confine fra Russia e Finlandia). Non vi sembrerà possibile, ma le colonne sono tutte monolitiche, costituite da un unico blocco di granito!

 

 

Le colonne di Sant’Isacco

 

Vi chiederete come le hanno tirate su, nel 1800: fu appositamente creato uno speciale argano che richiedeva l’impiego contemporaneo di centoventotto uomini. (9)

 

 

Oooooh issaaaaa

 

Dietro Sant’Isacco c’è la piazza dei decabristi, tristemente famosa. Qui nel 1825, durante l’insediamento del nuovo zar Nicola I, vi fu un tentativo di colpo di stato: gli ufficiali liberali erano preoccupati dalle inclinazioni di Nicola I, il quale aveva proclamato idee molto più rigide rispetto al fratello maggiore Costantino (che aveva abdicato), e incitarono i soldati alla rivolta. Dopo diverse ore di tensione, Nicola I si ricordò di essere stato appena proclamato zar, si innervosì alquanto e decise che era venuto il momento di dare una decisa conferma del suo carattere non esattamente morbido: ordinò alle sue truppe di usare le mitragliatrici e falcidiò centinaia di persone sulla piazza. Poi fece impiccare cinque capi rivolta, mandò un centinaio di ribelli in esilio e, finalmente, fu in grado di governare in santa pace.
Dopo aver letto queste cose vi assicuro che si cammina con una certa soggezione sulla piazza.

 

 

La piazza dei decabristi con il cavaliere di bronzo

Proseguendo il giro della città, si incontra l’immenso Campo di Marte, luogo dedicato alle esercitazioni militari e alle parate. Al centro del campo, un fuoco arde perennemente in ricordo dei combattenti della rivoluzione del 1917 e della successiva guerra civile.


La fiamma eterna

 

Dal Campo di Marte, se alzate lo sguardo, scorgete improvvisamente l’incantevole Chiesa del sangue versato.
 

Che emozione!
 

La chiesa del sangue versato
 

Una corona da re

Concepita in memoria dell’imperatore Alessandro II, vittima di un attentato nel 1881, è nota per i suoi tempi lunghi: ventiquattro anni per costruirla e ben ventisette per restaurarla!

Un pittore ci mostra come appare la chiesa dalla via principale:
 

L’icona di San Pietroburgo

Nella strada che porta al monumento prima meta dei turisti, una sorpresa: ci sono addirittura i quadri alle pareti. Chissà quanto durerebbero da noi…


Nab Kanala Griboedova

 

Non poteva mancare, proprio davanti alla chiesa, il classico mercato caratteristico:
 

Mercatino tipico

 

In Italia per ammazzare il tempo i gestori delle bancarelle si sfottono sull’ultimo risultato del derby. Qui però siamo in Russia… 
 

“Niet, scakkiera no compra kuesto momento; torna una oretta”

Nel mercatino potrete ammirare ogni sorta di matrioska. Da quelle tradizionali…

 

Matrioske
… alle più innovative…

 

 

E te pareva!

Nella stessa zona i turisti più colti possono apprezzare anche una libreria molto fornita, con volumi tradotti in tutte le lingue. Qui però il concetto di libreria è un po’ diverso dal nostro. Entrate, scegliete il vostro volume, vi sedete, lo leggete con tutta calma, e poi ve ne andate…

Un concreto incentivo alla cultura


L’immancabile carrozza

Al centro di San Pietroburgo c’è l’isolotto con la fortezza dei SS. Pietro e Paolo, nella quale sono esposti i sarcofagi di molti zar.

 

SS. Pietro e Paolo

Da qui iniziò la costruzione della città per opera di Pietro il Grande, che utilizzò la torre come punto panoramico per sovrintendere i lavori edilizi. La guglia, alta infatti ben centoventidue metri, conserverà il primato fino agli anni sessanta, quando verrà superata in altezza da un… trasmettitore TV : - (

Si può anche ammirare l’elegante “casa del comandante” (ora trasformata in museo):
  

In autunno gli architetti sono proprio soddisfatti

E che faceva di bello il nostro comandante nei momenti di pausa? 
 

Notate le case azzurre e rosa: molto femminile!

L’isolotto è da visitare, perché oltre al museo e alla cattedrale si possono perlustrare le famose prigioni in cui furono rinchiusi i prigionieri politici.
  

Prigioni nella fortezza

È sempre suggestivo addentrarsi in una galera, interamente accessibile al pubblico. L’atmosfera è pesante. Nell’ottica di rendere più gravosa la pena, tutte le celle erano isolate persino acusticamente, in modo da non permettere alcun contratto fra i detenuti:


Struttura parete divisorie
 

La temuta coppia degli alfieri

L’Ermitage

Anche i più pigri e disinteressati, una volta a San Pietroburgo, dovranno per forza andarsi a fare un “giretto” all’Ermitage, uno dei musei più noti al mondo.
 

L’Ermitage visto dalla sponda opposta del fiume


Il “Palazzo d’inverno”

L’importante è programmare la visita con largo anticipo sull’orario della vostra partita del pomeriggio:

In effetti potrebbe esserci un po’ di fila

Ovviamente troverete molte opere famosissime.

 

 

Gauguin: “Dove vai?”

Il dipinto qui sotto rappresenta la moglie di Matisse, che era anche la modella dell’artista.

 

Matisse: “Donna con cappello”

La mia guida portatile mi illustra una caratteristica dell’opera: il quadro nel suo complesso è estremamente semplice, tutti gli elementi sono essenziali, mentre al contrario il cappello è curatissimo nei dettagli. Si vede che era un regalo e la signora ci teneva molto…

Il dipinto fu esposto nel 1905 e suscitò scandalo e polemiche poiché fu considerato addirittura provocatorio per l’uso dissacrante dei colori. In questo modo però Matisse acquistò fama e notorietà.

Personalmente, il particolare che mi ha più colpito è quello degli occhi: due penetranti buchi neri. Mooolto inquietante. Mi domando come facesse Matisse a dormire accanto alla moglie, se la vedeva così.

Matisse: “La danza”. Uno dei dipinti più famosi


Matisse: “Armonia in rosso”

Quest’altro celebre quadro era stato dipinto inizialmente in verde, e appunto intitolato “Armonia in verde”. Il committente tuttavia non era soddisfatto e Matisse fu costretto a cambiare il colore, dipingendoci sopra. Lo sfondo divenne così da verde a blu. Neanche questo però piaceva, e quindi per l’ennesima volta l’artista si rimboccò le maniche e coprì tutto di rosso! Indeciso, il tipo… (10)

Mi permetto a questo punto di rivelarvi un simpatico particolare, che stranamente non viene riferito nei libri d’arte, e che si scorge esaminando l’originale da vicino: Matisse si era talmente scocciato di questo andirivieni (prima verde, poi blu, infine rosso) che ha lasciato nel colore originale tutto il bordo del quadro:

 

Armonia in rosso (dettaglio): ma… era finita la pittura?

Considerate che questa circostanza non solo non è messa in risalto, ma addirittura sembra talvolta volutamente celata: spesso infatti il dipinto viene riprodotto “tagliato” in riquadro, e non si vede il bordo di colore diverso. Tanaaaaaaaa!

Ovviamente nel museo non c’è solo la pittura: 
 

Che faticaccia!

Lo scultore sarà stato pure bravo; ma certo per la modella è stata un’ammazzata!

Picasso: “Le due bevitrici di assenzio”

Qui avete l’ennesima prova che non vi potete fidare dei libri: il rosso del quadro originale (a sinistra) è diventato arancio nella foto del volume (a destra). L’impatto dell’opera cambia radicalmente: dal vivo è molto più intenso e drammatico (io però preferisco la versione arancio : - )).
Vorrei terminare con quello che ho eletto a mio quadro preferito nell’Ermitage: la “Donna con ventaglio” di Picasso. (11) Purtroppo l’opera rende solo dal vivo per via delle sue dimensioni, poiché è praticamente a grandezza naturale (cm. 101 x 152).

 

 

Picasso: “Donna con ventaglio”

In conclusione, l’esito del viaggio a San Pietroburgo è stato estremamente positivo: ottima la sistemazione; fortissimo il torneo; suggestiva la città. Non avrò incrementato il mio elo, ma almeno ho avuto l’occasione di ammirare molte opere famosissime da vicino.

Ben prima di tutto questo, però, la cosa più emozionante e impagabile rimane aver giocato un torneo di quella levatura e soprattutto lì: dove un secolo prima nacque il titolo di grande maestro, e dunque in quello che rappresenta, per tutti noi, il vero cuore della patria degli scacchi!

; - )

Carlo

 

Note:

 

  1. Si trattava di “I grandi maestri degli scacchi” (titolo originale “Grandmaster of chess”, di Harold C. Schonberg; edizione italiana Aldo Garzanti Editore, 1975). Un trattato poco conosciuto sulla storia dei campioni, da Philidor a Fischer. Uno dei miei primi libri, che ha contribuito a rendere romantici gli scacchi ai miei occhi. Lo consiglio vivamente (ribadendo che è meramente discorsivo: c’è una partita ogni venti pagine).
  2. Copyright universalmente riconosciuto a Luca Pagano, che nei commenti televisivi alle partite di poker Texas hold’em usa descrivere in questa eloquente maniera l’assenza più totale di punti.
  3. Gentilmente offerta dall’Ermitage : - P
  4. Infatti per l’edizione del 2010, appena svoltasi, il torneo ha cambiato sede.
  5. In Norvegia è esattamente l’opposto; ma per saperne di più dovrete aspettare il prossimo reportage ; - )
  6. In realtà qui le ragazze giocano a dama. Sorpreso che nella foto non fosse stata usata la damiera internazionale (case 10 x 10), ho fatto una ricerchina e ho scoperto che anche in Russia, così come in Italia, si usa la damiera 8 x 8 (anche se le regole sono comunque diverse dalle nostre).
  7. Per i più distratti, questa era un battuta.
  8. Per gli ossessivi compulsivi riporto anche la classifica, che vede ben due italiane nelle prime tre: 1^ San Pietro a Roma; 2^ San Paolo a Londra; 3^ Santa Maria del fiore a Firenze.
  9. Si narra che l’inventore fu uno degli operai.
  10. In realtà il quadro fu presentato come “La desserte” (la credenza), definito dall’autore “L’armonia in rosso”, ma è più conosciuto in tutto il mondo, e specialmente in Russia, come “La stanza rossa”.
  11. Titolo non certo frutto di una fervida immaginazione. Picasso si è sempre distinto per l’assoluto disinteresse nella ricerca dell’originalità nei titoli dei suoi lavori. Se dipingeva una caffettiera escogitava l’eclatante titolo “La caffettiera”; una natura morta di polipi e seppie diventava a sorpresa “Natura morta: polipi e seppie”. È riuscito persino a titolare un’opera “Pescatore appoggiato al gomito: - D Il suo messaggio sembrava piuttosto chiaro, quasi come volesse dirci: “Non seccatemi: io sono un pittore, non un poeta!”.

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