Scacchierando.it
SunnyBeach_12

Sunny Beach 2009

<p”>

Indovina indovinello…
In che paese si trova Sunny Beach?
Inghilterra? Irlanda? Forse Stati Uniti?
Nulla di tutto questo: Sunny Beach è collocata sulle coste della… Bulgaria!
Il nome dal sapore volutamente internazionale la dice lunga sul come sia concepito e sviluppato il posto: mega spiaggione sul Mar Nero condito da una sfilza di alberghi e ristoranti.
Questa è Sunny Beach, una delle principali mete turistiche della Bulgaria.
E allora, che aspettiamo? Telo da mare, costumi in valigia, e via a visitare the Black Sea! 8 - )

Un primo vago dubbio mi è sorto durante l’atterraggio a Varna (mentre il pilota tentava affannosamente di non ucciderci tutti al colpo): ero in effetti un tantinello spiazzato dal fatto che dai finestrini si vedesse tutto bianco.

Dopo i primi due gradini della scaletta ero già quasi congelato. Tutto ganzo, bermuda e magliettina, ho iniziato a rimuginare sulle prime mosse clamorosamente sbagliate di questo torneo: un solo maglione (che voleva essere persino precauzionale) e niente giacca in valigia… Uhmmmmm : - \

Raggiungo comunque Varna e appena messo piede in città, neanche dieci metri di cammino, guardate chi ti incontro:

Questo volto non è mi è nuovo…

Un altro mondo rispetto a noi.

Vabbe’, non ci possiamo sempre lagnare: prima piazziamo qualcuno al n. 1 del ranking mondiale, poi potremo semmai sperare che la sua faccia tappezzi le strade.

In ogni caso, il fortunoso “incontro” mi catapulta immediatamente nell’atmosfera del torneo. Prendo l’autobus già bello concentrato e dopo un’oretta eccomi finalmente a Sunny Beach.

 
Sunny Beach

Come avevo purtroppo intuito, l’evento predominante non è stato il torneo, bensì il tempo: praticamente un nubifragio fino al quinto turno (si sa che noi scacchisti abbiamo difficoltà ad usare altri riferimenti temporali). Poi un timidissimo sole.

E allora, perché la chiamate Sunny Beach? Tutta una trovata pubblicitaria depistante, evidentemente. Come anche il Mar Nero, che invece è azzurro, e ciò per me è stata una delusione completa (ma qui forse avevo capito male io).

Da oggi comunque non mi lamenterò più per le condizioni delle nostre strade quando piove. A Sunny Beach sembra di stare in una piscina, sia sulle strade che sui marciapiedi. Si allaga tutto!

“Sunnyyyyy, yeeeesterday my liiife was filled with raaaaaain”

Questa è una foto di repertorio che avevo pescato su web qualche giorno prima del torneo (durante la fase perlustrativo/decisionale): pensavo fosse un’eccezione, invece mi sono ritrovato esattamente in quelle condizioni.

Mi rendo conto che è una pecca per un reporter, ma perdonatemi: completamente zuppo e senza ombrello (qui non si usano e non ne vendono uno in tutta la città), non ero in vena di portarmi appresso la macchina fotografica sotto il diluvio.

Qui comunque si vede che sono abituati: a loro l’acqua fa un baffo! E io che non capivo perché tutti i ristoranti avessero questi rinforzi di plastica:

 
Per caso piove qui?
 

Del resto, quando si è ben attrezzati dal punto di vista tecnologico, si affrontano le intemperie senza timore:

 
La solida difesa “towel-wall”…
 
…“che fa acqua da tutte le parti…”

Comunque, approfittando di una breve pausa della pioggia, eccomi a visitare… altra acqua: il Mar Nero!

The Black Sea!
Veduta satellitare
La città vanta anche monumenti di interesse storico e culturale

Clima a parte, i principali frequentatori del posto sono soprattutto scandinavi e tedeschi, mentre nessuno ha il coraggio di avventurarsi sin qui dall’Italia.

E lo credo! Il viaggio è sproporzionato, vista la distanza. Al ritorno ho dovuto prendere due autobus e tre voli aerei! : - o

Questo fa sì che io sia stato l’unico italiano a partecipare al torneo sin dalla prima edizione nel 2005.

Dunque, nessun tricolore in giro: ero in pieno incognito. Chi avrebbe mai potuto scoprirmi?

Invece, il primo tassista che incontro, il quale incrociava due parole due di inglese (praticamente solo le cifre del pedaggio), al termine del servizio mi saluta con un secco: “Ciao!

Stupefacente. Rimango sempre colpito dall’incredibile facilità con la quale all’estero riescono ad individuare la nazionalità dei turisti pur se questi ultimi parlano tutti in inglese.

Solo qualche tempo dopo, ripresomi dallo chock, nella mia mente è gradualmente riaffiorato un pallido ricordo: in bulgaro arrivederci si dice “ciao”.

Aaaaah, me pareva! : - )

Comunque, sarebbe stato del tutto regolare. Di solito, se in Europa entri negli alberghi, e chiedi con perfetto accento anglosassone “Good morning, do you have a room for a week?”, ti senti generalmente rispondere, senza alcuna incertezza interpretativa, con frasi dal seguente tenore: “Buongiorno signore! Spiacenti, siamo al completo. Come è andato il viaggio? Fa caldo lì da voi a Roma? Dal suo accento non mi è chiaro: lei abita a Prati o al Fleming? Mi scusi sa, ma io sono nuovo qui”.

In ogni caso, italiani zero assoluto: proprio non sono abituati a vederci, e si sono accorti della nostra esistenza solo quando hanno beccato due scalippe a pallone (Italia-Bulgaria 2-0; settembre 2009; qualificazione per il mondiale di calcio 2010).

Pensate io stia esagerando? Allora guardate qui quanto siamo presi in considerazione:

Forza Italia!
Tra un po’ c’è persino San Marino…

Specie i giorni successivi all’evento calcistico, quando rispondevo che venivo dall’Italia, dal loro sguardo di replica trapelava un severo interrogativo: “Ma che mi stai a sfottere, bello? Fai poco lo spiritoso! Oh… mica sarà veramente italiano, questo qui? In effetti non sono riuscito ancora a sganciargli un soldo…”.

Già: sul posto venite “aggrediti” da tassisti; gente che vi propone il cambio di valuta; venditori ambulanti di frutta; gestori dei negozietti, e così via.

Tutti questi interlocutori, come prima regola, vi chiedono immediatamente da dove venite. Dunque il tizio per la strada vi pone questa domanda preliminare, palesemente ad uno dei seguenti fini (lascio a voi mettere la crocetta sulla risposta giusta):

  1. vuole verificare se per caso conosce il vostro paese di provenienza per scambiare con voi i suoi ricordi, non disdegnando l’eventualità di creare una sorta di amicizia o sodalizio culturale;

  2. opera quotidianamente per fornire il proprio contributo personale alle agenzie di rilevamento dati statistici, con l’obiettivo di organizzare meglio il turismo a seconda delle esigenze delle nazionalità interessate;

  3. appena gli rivelate la nazionalità, il potentissimo cip innestato nel suo cervello effettua un’immediata conversione di valuta, esamina i dati sul potere di acquisto della vostra moneta sul mercato e decide immediatamente qual è il tetto massimo possibile di potenziale “spillamento” a vostro danno.

Bene, ora mettete la crocetta e proseguite.
Non leggete sotto, ho detto; mettete la crocetta!
Ah già, che sciocco! E come fate: mica potete sporcare il video.
Bene, allora stampate tutto e mettete la crocetta.
Io aspetto.

Fatto? Bravi, vi meritate le soluzioni.

Se avete risposto -C- siete considerati abili alla trasferta e vincete un’iscrizione gratuita per il torneo  di Sunny Beach del 2010, a patto di recarvicivi…civisivisssssi… visiciccccccci da soli.

Se avete risposto -B- siete dei bravi ed onesti cittadini: questa redazione vi suggerisce viaggi nel Nord Europa. Va aggiunto che come scacchisti costantemente topperete nel prevedere l’apertura che vi giocherà l’avversario.

Se avete risposto -A- il consiglio è di rimanere in Italia per i vostri tornei. Ogni tanto però potrete incontrare gli stranieri tramite le lampo su internet (preferibilmente unrated).

“Mo’ me lo segno…”

A Varna i tassisti non solo bloccano ogni turista che abbia la sventura di transitare davanti a loro, ma vanno in perlustrazione alle fermate degli autobus, in due, per agganciare clienti. Del resto, tutto il mondo è paese. Non è che a Fiumicino i tassisti si comportino diversamente, quando chiedono cento euro ai giapponesi. L’unica differenza è che noi siamo in grado di saltare a pie’ pari la banale domanda “Where do you come from?”: l’italiano maturo è già ben preparato, ed è in grado di riconoscere automaticamente le varie nazionalità (in realtà, per noi da fuori è tutto facile, mentre al contrario vi è un apposito esame propedeutico per acquisire il patentino da tassista).

Fortunatamente, ci sono anche altri mezzi di trasporto.
Il tizio sotto era eccitatissimo già solo per il fatto che l’avevo immortalato. Mi ha letteralmente ringraziato. Chissà cosa avrebbe fatto se avesse saputo di finire su internet! : - )

Momenti di gloria
 
Scorcio tipico della città
Passeggiata serale

Curiosa particolarità del posto, è stracolmo di negozi di tatuaggi. Una fissa qui: ogni stradina c’è ne è minimo uno.

Proprio fissati
 
Veduta notturna
 

Il torneo si giocava all’interno di una struttura alberghiera, che consentiva diverse possibilità di sistemazione.

L’hotel a tre stelle
…e quello a quattro, o meglio tre “superior”
 

C’era anche una bella piscina, ma sembra sia poco sfruttabile in settembre:

 
Uno dei rarissimi momenti di sole

Il tutto con un contorno di verde, che certo non guasta:

Pinetina di contorno

I più anzianotti ricorderanno un noto classicone con John Wayne (“Un uomo tranquillo”, uno dei pochi in cui non fa il cowboy): il nostro eroe è alla prova in una gara di corsa a cavallo. Allo start, mentre tutti gli altri schizzano via, il giggiolone si gira, impenna, fa l’occhiolino alla donzella tra il pubblico e poi, finalmente, quando ha concesso un vantaggio adeguato, parte deciso.

Questa famosa scena mi è venuta in mente quando ho visto il g.m. Iotov, n. 1 di tabellone, che dall’alto dei suoi 2578 entrava al secondo turno con uno zero sul tabellone: alla fine giungeva sì appaiato ad altri due con 7 su 9, ma terzo per buholtz.

Nota assolutamente positiva, è stato un onore giocare arbitrati da un grande maestro: il g.m. Inkiov, che abbiamo ospitato qualche anno fa a Bratto. Ventzislavè molto tranquillo ed educato, e tratta i giocatori con estremo rispetto. Come sempre, la preparazione infonde sicurezza; la sicurezza dà serenità e consequenzialmente gentilezza.

Un simile riguardo nei confronti del giocatore è presente in Italia, ma direi che è un filino meno diffuso.

Sala da gioco

Una particolarità: penso sia stato l’unico torneo in vita mia in cui non ho visto un libro in vendita!

A Sunny Beach, infine, ho giocato tutte partite “brevissime”. La cosa è alquanto singolare e dunque la riporto in dettaglio:

turno
numero di mosse giocate
1
66
2
48
3
68
doppio turno
4
60
doppio turno
5
56
6
66
doppio turno
7
68
doppio turno
8
73
9
19

Provate a controllare se vi è mai capitato: la maggioranza delle partite con il secondo foglio del formulario. Ovviamente nel doppio turno curavo di essere l’ultimo a finire. È una tecnica per non perdere la concentrazione: se terminate troppo presto, vi tocca riposare e poi magari arrivate più freschi al turno pomeridiano. Ma così che gusto c’è?

Purtroppo all’ultimo turno ho rovinato la prestazione da record con una sciocca vittoria in diciannove tratti. : - ( Che pollo! Nonostante questo incidente di percorso, dovuto al rilassamento proprio sulla linea del traguardo, è rimasta una media di quasi sessanta mosse a partita (per la precisione 58,22; tanto lo so che controllate).

In conclusione: l’accoglienza climatica è stata a dir poco umoristica e il viaggio devastante. Eppure, nonostante tutto, rimane la sensazione positiva, legata al gradevole ricordo di aver partecipato ad un torneo così sconosciuto al nostro “circuito”.

Ciao a tutti e arrivederci a presto per il prossimo reportage ; - )

Carlo

Lascia un commento

Devi essere loggato per lasciare un commento. Clicca per Registrati.