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100 anni di Italia Scacchistica !

lettera dal Direttore della rivista Adolivio Capece

  • IS 100: ricostruzione storica e immagini rare
  • La rivista del 1942 visionabile QUI

La storica rivista ” L’Italia Scacchistica” ha spento nel 2010 le candeline: ben 100! In occasione del centenario, un grande risultato, abbiamo così deciso di celebrare la ricorrenza pubblicando la lettera gentilmente inviataci dal Direttore della stessa rivista Adolivio Capece:

La difficoltà maggiore è forse far capire perché il centenario de L’Italia Scacchistica cade quest’anno, 2010, e non l’anno prossimo, 2011, visto che viene edita dal 1911. Il punto è che la prassi vuole che quando nasce un nuovo giornale o una nuova rivista il primo numero porti la dizione “numero 1, anno 1”.
In pratica giornali e riviste iniziano dall’anno 1. In realtà L’Italia Scacchistica è nata nel 1910 e anche il primo numero venne materialmente stampato in quell’anno: infatti fu spedito il 2 gennaio 1911. Da notare che una rivista tedesca dell’epoca, la “Deutsches Wochenschach” , nel dare la notizia della nascita della consorella italiana scrive che l’invio del primo numero avvenne l’1 gennaio, ma è difficile pensare che gli uffici postali fossero aperti il primo dell’anno. In ogni caso è evidente che il numero sia stato preparato a fine 1910.
La “Deutsches Wochenschach” informa che L’Italia Scacchistica era in formato di 16 ottavi per pagina con grafica fiorentina, che il primo fascicolo conteneva 4 partite, 12 studi (in realtà problemi) e varie notizie. L’Italia Scacchistica fu fondata a Firenze dal marchese Stefano Rosselli del Turco, che nel capoluogo toscano nacque nel 1877 e vi morì nel 1947.
Rosselli fu anche un ottimo giocatore. Fu campione italiano dal 1923 al 1928 e poi dal 1931 al 1933 (allora il campionato non veniva giocato con regolarità) e giocò in nazionale in 5 Olimpiadi (dal 1927 al 1937). Uno dei migliori risultati lo ottenne nel torneo di Baden-Baden del 1925, in cui sconfisse Tarasch, Colle e Yates.
Vale la pena di seguire la vittoria di Rosselli con Tarrasch.

Tarrasch – Rosselli del Turco [D30] Baden-Baden, 1925

1. Cf3 Cf6 2. d4 d5 3. c4 e6 4. Ag5 Cbd7 5. e3 Ae7 6. Cbd2 Ce4 7. A:e7 D:e7 8. C:e4 d:e4 9. Cd2 f5 10. f3 e:f3 11. D:f3 0-0 12. 0-0-0 e5 13. Dg3 f4 14. e:f4 e:d4 15. Cb3 c5 16. Ad3 Dd6 17. Thf1 Cf6 18. Dh4 Ad7 19. Cd2 Tae8 20. Cf3 Ac6 21. Ce5 Ae4 22. A:e4 C:e4 23. Tf3 De7 24. De1 Cd6 25. Da5 b6 26. Dd2 De6 27. b3 Cf5 28. Dd3 Ce3 29. Td2 Df5 30. D:f5 T:f5 31. h3 C:g2 32. T:g2 Te:e5 33. T:g7+ R:g7 34. Tg3+ Rf6 35. f:e5+ R:e5 36. Tg2 Tf3 37. Th2 Rf4 38. Te2 Te3 39. Tf2+ Re4 40. Tf7 Rd3 41. Rb2 T:h3 42. T:a7 Th2+ 43. Ra3 Rc3 44. Td7 d3 45. Ra4 d2 46. Rb5 Th6 0-1.

Italia Scacchistica 1911- Copertina

L’Italia Scacchistica nacque ufficialmente come bollettino dei circoli di Firenze, Viareggio e Bologna, ma nel suo primo editoriale Rosselli scrisse che sperava di unire tutti gli scacchisti italiani e questa fu forse la principale motivazione per cui da subito L’Italia Scacchistica organizzò tornei per corrispondenza.
Va ricordato che in quel periodo i tornei erano pochissimi, le difficoltà di spostamento elevate e andavano di gran moda gli incontri tra i vari circoli. La vita scacchistica nazionale era coordinata dall’USI (Unione Scacchistica Italiana) antesignana della nostra attuale Federazione. L’USI era stata fondata nel 1898 ed aveva organizzato vari tornei nazionali, che culminarono nell’organizzazione del primo Campionato Italiano proprio nel 1911 a Roma in occasione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia. Ma l’USI stava dando segni di cedimento, tanto che alla fine dello stesso 1911 cessò l’attività. Rosselli, che era un fautore di un organismo nazionale, cercherà alla fine del 1912 di ricostituirne uno (tra l’altro fu il primo a parlare di ‘Federazione’) ma l’iniziativa fallì anche perché già spiravano i venti che avrebbero portato alla prima Guerra Mondiale.

Torniamo all’ Italia Scacchistica.
Rosselli nella sua avventura editoriale venne da subito affiancato da Alberto Batori, uno dei più importanti problemisti dell’epoca.
Come abbiamo detto, in quegli anni c’erano pochi tornei, quindi si giocava volentieri per corrispondenza e ci si dedicava alla composizione di problemi. Soprattutto problemi in 3 mosse, perché a quanto pare all’epoca quelli in 2 mosse erano considerati ben più difficili da costruire e risolvere!
Rosselli stesso compose qualche problema, sembra complessivamente 4. Per gli appassionati del genere eccone uno … in 2 mosse.

S. Rosselli – Il Bianco matta in 2 mosse

*Rc1 Tb5 Aa4 Ab2 Cd5 Cf2 Pd4
*Rc4 Aa5 Cf1 Pb4 Pd6 Sol.
1. Tb6!

L’Italia Scacchistica, visto anche il nome, si occupava soprattutto degli eventi italiani. E uno dei maggiori proprio nel 1911 fu il torneo di San Remo.
Tutti conoscono il torneo di San Remo del 1930 (vinto da Alekhine) forse meno nota è l’edizione del 1911, pure realizzata per celebrare il Cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Vinse Hans Fahrny (con 7.5 su 10, imbattuto): era svizzero, ma nato a Praga e L’Italia Scacchistica scrive che viveva a Monaco di Baviera.
Secondo arrivò Moissei Lowtzky di Lipsia, con 7 punti, e terzo l’ungherese Leo Forgacs (forse più conosciuto con il suo nome tedesco, Fleischmann) con 6.5, pure imbattuto.
Come manifestazione di contorno fu organizzato un torneo femminile (!) che vide al via 9 giocatrici, tra le quali – a rappresentare l’Italia – la contessa Fossati di Torino che L’Italia Scacchistica definì “la coraggiosa rappresentante italiana”.
Il podio fu tutto inglese: vinse la londinese Miss Kate Finn, seconda Miss Cotton, chiamata a volte Selma a volte Helen, pure di Londra, terza Mrs Rentoul di Kensington.
La rivista dimostrò scarsa attenzione al torneo femminile: a parte vari errori nei nomi e nelle città delle partecipanti, al termine non fu pubblicata la classifica finale.

Pur dando spazio soprattutto ai pochi eventi nazionali, la rivista non poteva tralasciare le notizie internazionali. Spesso c’erano delle curiosità abbastanza uniche, inviate da appassionati stranieri; nel fascicolo del settembre 1911, per esempio, è riportata con note una partita persa da Capablanca, che non si trova neppure in tutti i moderni database. Non viene detto dove e quando fu giocata (ma oggi sappiamo che fu giocata ad Amburgo nell’estate del 1911 in occasione di una simultanea del campione cubano).

Kluxen – Capablanca (Giuoco Piano)

1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ac4 Ac5 4. C3 Cf6 5. d4 e:d4 6. C:d4 Ab4+ 7. Ad2 A:d2+ 8. Cb:d2 d5 9. e:d5 C:d5 10. 0-0 (più consueta 10. Db3 come in Tarrasch-Capablanca, San Sebastiano 1911) 0-0 11. Ce5 (una novità attribuita allo stesso Kluxen. Il bianco ottiene un forte attacco se il nero prende il P) C:d4 (in una partita giocata lo scorso maggio a Monaco da un gruppo di giocatori in consultazione contro Rotlevy, il nero giocò 11…C:e5 12. D:e5 Cf4. Il tratto migliore sembra però essere 11…Ce7 seguita da 12…f6) 12. Cb3! C:b3 (nelle analisi dopo la partita, Capablanca propose 12…Cc6, ma dopo 13. C:f7 Ag4 14. A:d5 A:d1 15. C:d8+ il nero è perduto) 13. A:d5! C:a1? (ora il bianco vince. Secondo Mr Bier il nero poteva pareggiare giocando 13…Df6 e ora per esempio 14. C:f7 C:a1 e il bianco non ha nulla di meglio che 15. D:a1) 14. A:f7+! Rh8 15. Dh5 Af5 (15…g6 16. C:g6+ Rg7 17. C:f8 D:f8 18. Ac4 Df6 19. T:a1 e vince) 16. D:f5! Df6 (era migliore 16…g6 ma il bianco dovrebbe vincere dopo 17. Df4) 17. Cg6+ D:g6 18. A:g6 T:f5 19. A:f5 g6 20. Ae4 abbandona (se 20…Te8 21. f3 vince).

La chiamata alle armi di Rosselli quando scoppiò la prima Guerra Mondiale, lo costrinse a passare la direzione della Rivista ad Alberto Batori; anche Batori in realtà era militare, ma addetto ai servizi sedentari. Così L’Italia Scacchistica continuò ad essere pubblicata anche negli anni di guerra (anche se a detta del Maestro Antonio Rosino in Russia si pensa che sospese le pubblicazioni) ed anzi sembra davvero che sia stata in molti casi il solo ‘collegamento’ tra gli scacchisti chiamati al fronte e le loro famiglie!

Finita la guerra, Batori mantenne la direzione e rimase direttore fino al novembre del 1923, quando, a meno di 40 anni, fu stroncato da un tumore. Alla guida de L’Italia Scacchistica tornò così Rosselli, che intanto nell’aprile del 1923 aveva conquistato il titolo di campione italiano; Rosselli diede grande impulso alla Rivista che dal marzo 1927 divenne quindicinale!

A tenere le redini della sezione problemistica arrivò, dal 1927 al 1929, Luigi Ceriani, conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue approfondite ricerche sull’analisi retrograda. Di Ceriani, in occasione del centenario, L’Italia Scacchistica sta pubblicando a puntate un inedito dal titolo ‘Commiato’ rimasto tra l’altro incompiuto. Ceriani è noto per l’analisi retrograda, ma fu anche compositore di molti problemi in 2 e 3 mosse. Il suo primo problema pubblicato apparve su “La Domenica del Corriere” nel febbraio 1911. Lo proponiamo come memoria storica.

*Luigi Ceriani – Il Bianco matta in 3 mosse
-Rc6 Df1 Ab3 Ab6 Cd2 —
-Ra3 Pedoni a2 a4 c3 d5 f2
— Soluzione 1. Ad4

Nel 1930, quando a San Remo venne organizzato il grande torneo vinto da Alekhine, Rosselli del Turco ebbe l’onore di essere designato arbitro. Con il passare degli anni L’Italia Scacchistica crebbe in diffusione, e avvalendosi della collaborazione dei migliori giocatori dell’epoca poté pubblicare partite ampiamente commentate, articoli di teoria che spesso trattavano di nuove aperture e di nuove varianti, notizie e curiosità. Per esempio sul numero di dicembre 1935 troviamo l’ufficializzazione dei record di partite in simultanea:

-50 partite, Varese, 20.ix.1922, Luigi Miliani (+36 =10 -4 in 5 ore e 15 minuti);
-60 partite, Firenze, 17.xii.1933, Stefano Rosselli del Turco (+41, =16, -3 in 6 ore e 28 minuti);
-70 partite, Milano, 10.xi.1935, Mario Monticelli (+50 =13 -7 in 5 ore e 54 minuti).

Italia Scacchistica- copertina

automa

Delle tante altre cose che si potrebbero ricordare, penso valga la pena un accenno alla nostra grande campionessa Clarice Benini, che nel 1937 arrivò seconda nel Campionato del Mondo femminile dietro alla mitica Vera Menchik (e nella decisiva partita Clarice arrivò ad avere due Pedoni in più, ma poi sciupò). Insieme a Rosselli era abituale frequentatrice del Caffè delle Giubbe Rosse, che allora era la sede del circolo scacchistico fiorentino. Il Caffè, che esiste tutt’ora, aveva tra gli avventori anche il famoso poeta Eugenio Montale (Premio Nobel per la letteratura) che sembra fosse un ammiratore della Benini, più come donna che come campionessa di scacchi, e le dedicò una poesia a soggetto scacchistico.
E ancora da ricordare l’ampio spazio dedicato dall’ Italia Scacchistica a Max Euwe in occasione della sua vittoria contro Alekhine nel Campionato del Mondo. Con la notizia in anteprima che “con simpatico gesto Euwe ha dichiarato di essere intenzionato ad affidare alla FIDE la realizzazione delle prossime sfide per il titolo mondiale”.

Italia Scacchistica 1942 – Pag.1

Italia Scacchistica 1942 – Pag.2


Italia Scacchistica 1942 – Pag.85

Italia Scacchistica 1942 – Indice

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale L’Italia Scacchistica cercò di resistere il più possibile tanto che nel primo numero del 1943 leggiamo che “L’Italia Scacchistica indossa l’uniforme e cancella copertina, foto e diagrammi grandi…” ma nonostante questo alla fine dell’anno deve cessare le pubblicazioni anche perché venne formalmente vietato l’uso della carta se non per scopi militari.
A questo punto Rosselli del Turco non se la sentì più di continuare, ma per non far morire la Rivista si rivolse all’amico conte Gian Carlo dal Verme (che sarà presidente della Federscacchi nel 1947-48 e poi dal 1958 al 1979). Così nel 1945 la redazione si spostò da Firenze a Milano, con la direzione affidata a Giovanni Ferrantes, forte maestro e anche arbitro, da vari anni redattore di rubriche su alcuni settimanali dell’epoca. Ferrantes era tipografo di professione.
Il primo numero dell’ Italia Scacchistica nuova serie uscì all’inizio del 1946, senza cambiamenti rispetto al passato (in particolare vene mantenuto il particolare formato: cm 17×24), salvo che la numerazione di partite, problemi, studi ecc, ricominciò da uno.

Conte Giancarlo dal Verme – Presidente FSI 1947-48 e poi dal 1958 al 1979

Anche grazie a Giancarlo dal Verme arrivarono molti nuovi collaboratori, italiani e stranieri. Per esempio Rinaldo Bianchetti (e L’Italia Scacchistica diede ampio spazio alla sua azione legale per plagio contro Marcel Duchamp e Halberstadt) . Oppure Eduardo Jorge Marchisotti, all’epoca uno dei teorici più quotati: era nato in Argentina poi verso i 30 anni si era trasferito in Uruguay. Oppure Adriano Chicco, che per alcuni anni gestì la sezione problemi; Chicco è conosciuto soprattutto come storico, ma nei molti anni di collaborazione scrisse articoli di tutti i tipi, per esempio sui ‘rapporti’ tra scacchi e letteratura, poesia, arte, storia, cinema, ecc. Grazie a Chicco sappiamo per esempio che furono scacchisti Dante Alighieri, Boccaccio, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi e Carlo Goldoni.
Gli articoli di Chicco successivamente saranno ‘saccheggiati’ da molti senza minimamente citare la fonte. Cosa che comunque, detto en passant, succede per molte pagine dell’ Italia Scacchistica, punto di partenza per dozzine di articoli, libri e simili.
Oggi la ‘eredità’ di Chicco è stata raccolta da Alessandro Sanvito, che ne continua l’opera con articoli di storia e cultura scacchistica.
Un altro collaboratore storico fu Enrico Paoli (il papà del torneo di Reggio Emilia). E’ curioso notare che iniziò commentando partite dei Lettori dietro compenso. Nacque poi la celebre rubrica “Teoria e pratica” che proseguì fino al 1952, si interruppe poi per una decina di anni e riprese con il fascicolo del novembre 1963 con il nuovo titolo “Poesia teoria e pratica” – la rubrica proseguirà fino alla morte del Maestro, avvenuta nel dicembre 2005, poche settimane prima che compisse i 98 anni.
Era un misto di curiosità, partite inconsuete, finali, studi, storia e storie, biografie, e a volte anche ‘gossip’- Ognuna numerata, molte ancor oggi attuali.

Nell’aprile 1950 L’Italia Scacchistica divenne ‘organo ufficiale’ della Federazione Scacchistica Italiana; manterrà questa qualifica per vent’anni, fino al 1970, quando la Federazione fu costretta a interrompere la collaborazione in quanto la crescente popolarità degli scacchi anche in Italia grazie a Bobby Fischer portò alla nascita di altre testate, i cui responsabili per prima cosa contestarono quello che secondo loro era un ‘favoritismo’. Giancarlo dal Verme, allora anche presidente della Federazione, per evitare problemi, decise per la chiusura del rapporto tra L’Italia Scacchistica e la Federazione stessa.

Ferrantes rimase direttore e mandò avanti L’Italia Scacchistica per ben 47 anni, il che è (quasi) sicuramente un record assoluto. Negli ultimi anni fu aiutato dal genero, Vittorio Dina.

Adolivio Capece, Direttore di IS dal 1992

Nel 1992 (aveva 89 anni, sarebbe morto tre anni dopo) decise di passare la mano e subentrai io. Non ho cambiato nulla nella rivista, se non introducendo un aggiornamento della grafica e soprattutto il colore; per molti anni L’Italia Scacchistica è stata l’unica rivista (o almeno una delle pochissime a livello mondiale) con le pagine interne a colori, una innovazione che stranamente non tutti i Lettori hanno al momento apprezzato. Così come, almeno apparentemente, a molti è sfuggito che abbiamo avuto collaboratori di grandissimo rilievo, come per alcuni anni Anatolij Karpov, e ancor oggi annoveriamo tra i nostri commentatori nomi importanti come Gelfand, Tiviakov, Cebalo.

Alexandra Kosteniuk

E posso dire con orgoglio che molti italiani si sono fatti le ossa esordendo sulle colonne de L’Italia Scacchistica con me direttore, poi sono volati verso altri lidi, a volte diventando anche autori di libri o estensori di siti web. E proprio il web, o internet se preferite, mi ha spinto negli ultimi tempi a modificare l’impostazione della Rivista, riducendo lo spazio delle notizie (solo lo stretto necessario per i “posteri” visto che spesso i siti e le notizie su web spariscono) e ampliando quello per gli spazi culturali e per i rapporti tra gli scacchi e il … ‘resto del mondo’ (arte, scienza, storia, letteratura, ecc) ovvero per tutto quanto nei siti scacchistici di solito non si trova.
Comunque internet è oggi il peggior nemico delle testate su carta, non solo la nostra ma in generale tutte, compresi i principali quotidiani: gli esperti ne profetizzano la morte entro un paio di decenni al massimo. Chissà.
Noi per ora siamo fieri e felici di festeggiare i nostri 100 anni. Un traguardo che pochi possono vantarsi di avere raggiunto.

Adolivio Capece – Direttore  ” L’Italia Scacchistica”.

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