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La regina degli scacchi: la vincitrice!

Si conclude il nostro concorso di recensioni sulla serie evento di Netflix, vince Marco Saracco

Dunque ci siamo, pubblichiamo la recensione che meglio ha saputo catturare l’attenzione della redazione!

 

Concorso “La regina degli scacchi” – Prima classificata

Recensione di Marco Saracco

“The Queen’s Gambit” (La regina degli scacchi)

 “La scacchiera è il mondo.”

È una citazione tra le tante in “The Queen’s Gambit”, la serie tv del momento, incentrata sul gioco degli scacchi.

Racconta di aperture e finali, di giocatori celebri e delle loro sfide, ma non è un documentario sugli scacchi. La vicenda della protagonista può ricordare quella di Bobby Fischer, ma non è una biografia. In realtà si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Walter Tevis, pubblicato nel 1983.

Una volta premuto il tasto play, cosa dobbiamo aspettarci?

La storia è ambientata nell’America degli anni ‘60, ben recitata da attori caratterizzati, girata con sapiente uso della fotografia e, soprattutto, con un profondo rispetto del gioco degli scacchi (alcuni limiti tecnici nella descrizione di qualche aspetto rappresentano scorciatoie scusabili, per l’efficacia della narrazione).

In mezzo a giocatori che indossano eleganti gilet o improbabili divise da cowboy, incontriamo una ragazzina speciale, Elizabeth Harmon. Dopo la morte della madre, la vediamo dapprima in un orfanotrofio, dove impara a giocare a scacchi per opera di un custode e si appassiona al gioco. Poi, fra tornei nazionali ed internazionali, e in piena Guerra Fredda, Elizabeth arriverà ad affrontare i campioni dell’Unione Sovietica. Anche da un ambiente così competitivo, e prevalentemente maschile, riceverà il sostegno indispensabile per il compimento della sua parabola.

Ma perché “The Queen’s Gambit” piace a (quasi) tutti, scacchisti compresi?

Gran parte del merito va all’interpretazione dell’attrice protagonista, Anya Taylor-Joy, in grado di affascinare lo spettatore e far sì che l’attenzione e il coinvolgimento restino ai massimi livelli fino all’ultima scena. Di Elizabeth riusciamo a percepire lo stato mentale, il carattere compulsivo e chiuso, la tristezza interiore.

La storia si snoda sulla base di una mancanza che Elizabeth cerca di colmare, quella della madre. La giovane fa ricorso a sedativi, alcool, sostanze allucinogene, abiti costosi. Il rischio della deriva e di un’autocondanna all’isolamento appare concreto. Un aiuto prezioso, però, giunge da una persona altrettanto fragile e sofferente: si tratta di Alma, madre adottiva e moglie trascurata, che spingerà Elizabeth a prendersi cura di qualcuno diverso da sè, per una solitudine diversa dalla sua.

Ma il vero motore di Elizabeth sono gli scacchi, supremo sostituto dell’esistenza, un gioco teorico con regole rigorose che richiede studio, impegno, allenamento. D’improvviso anche noi ci troveremo davanti a una scacchiera, a fissare Elizabeth negli occhi. E a raccogliere la sua sfida.

Поиграем.” Giochiamo.

(Marco Saracco)

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Un compito difficile…

Dunque, complimenti a Marco Saracco! Come già accennato, abbiamo utilizzato un metodo “cieco”: man mano che le recensioni arrivavano abbiamo evitato di parlarne tra noi, per non influenzarci a vicenda. A “urne chiuse”, ogni redattore ha stilato in autonomia la propria classifica, mettendo in ordine, secondo la sua personale considerazione, le 39 recensioni pervenute in tempo. Abbiamo infine sommato i punteggi derivanti dalle posizioni ottenute nelle diverse classifiche, ottenendo così automaticamente la recensione vincitrice.

È stato tanto difficile quanto legato alla percezione e all’analisi di ciascuno distinguere una graduatoria tra tantissime recensioni scritte molto bene, ciascuna con qualche idea specifica, con un dettaglio diverso, con una propria impostazione. Come già annotato, valutazioni a volte abbastanza differenti tra i diversi “giurati”, a testimonianza della complessità del compito. Un applauso quindi a tutti i partecipanti, con un grazie sentito per recensioni interessanti e piacevolissime da leggere, come avete potuto notare attraverso le “menzioni onorevoli” che abbiamo pubblicato in questi giorni ( qui  il primo articolo  e  il secondo ).

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Anche a un personaggio di fantasia si può augurare buona fortuna

Un’altra delle tante recensioni, quella di King’s gambit, anche questa davvero interessante e ben fatta, si chiude così: “Che sia la svolta verso una Beth meno artificiale, finalmente pronta anche a vivere la vita e rapporti leali con gli altri? Non lo sappiamo, però anche ad un personaggio di fantasia si può augurare buona fortuna.” Come conclusione mi piace molto e mi sembra un buon commiato da Beth.

Siamo contenti di come è andato questo concorso, è stata l’occasione per una bella passeggiata insieme, intorno ad una fiction che è diventata un evento, con un successo al di là delle aspettative. Ci ha portato a parlare di cinema e serie tv, di cliché o meno, ad osservare dettagli, scenografie, regia, sceneggiatura.

La mini – serie Netflix ci ha anche condotto ad alcune radici del nostro affetto per gli scacchi, tra libri e lunghe analisi, nell’atmosfera dei tornei, incontri, amicizie, tensione della gara. Nomi di aperture e di campioni che echeggiano, in una rappresentazione degli scacchi mai così vicina alla percezione degli scacchisti, la Najdorf, la Ruy Lopez, la Levenfish, l’Albin (che forse noi non avremmo giocato in quella circostanza, non vi sembra? 🙂 ), e Morphy, Capablanca, Alekhine… Mosse trasmesse alla radio, scacchi all’aperto, una intera epoca della storia degli scacchi!

Credo che nel fascino che la serie ha saputo suscitare nei “non scacchisti” ci siano anche le nostre mitiche figure, cavalli, pedoni, torri, ricreate da Beth sul soffitto, di legno sulle scacchiere, a volte in primo piano, dotate spesso di una forza misteriosa, con i loro movimenti, il sordo impatto sulla scacchiera, sullo sfondo dell’incessante ticchettio dell’orologio. Varianti, sequenze difficili da individuare, un senso di drammaticità nel momento in cui un pezzo avanza, ne cattura un altro, attacca il re… Che si crei un “effetto Fischer” non possiamo che sperarlo. Di sicuro gli scacchi lo meritano.

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Per le immagini credit Netflix

4 Commenti a “La regina degli scacchi: la vincitrice!”

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