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Prima udienza del processo Stockfish-ChessBase

Sarà Stockfish ad autorizzare ChessBase a distribuire i prossimi motori? Prossima udienza a marzo

È appena terminata la prima udienza che vede contrapposti Stockfish e ChessBase in merito alla legittimità della distribuzione di Houdini 6 e Fat Fritz 2. Il tribunale in questione è a Monaco di Baviera, dove sono giunti diversi personaggi noti e qualche curioso. I querelanti sono Tord Romstad (cofondatore) e Stéphane Nicolet (collaboratore e attuale co-responsabile), mentre tra i banchi della difesa è stato visto il CEO di ChessBase. Nel pubblico sono presenti diversi collaboratori germanofoni di Stockfish nonché giornalisti di lichess e chess.com.

L’accusa

Secondo l’accusa i succitati motori sono “cloni” di Stockfish che non rispettano la licenza GPLv3. In particolare Houdini6 sarebbe una versione di stockfish con minime modifiche, tra cui la traduzione in olandese dei nomi delle funzioni. Come previsto dalla stessa Stockfish ha “terminato” la licenza nei confronti di ChessBase, proibendo quindi qualunque redistribuzione di Stockfish (o derivati). Per quanto riguarda Fat Fritz 2 qualche informazione in più è reperibile in questo articolo di Scacchierando. In particolare si contesta che il codice sorgente non sia in grado di riprodurre il file binario del motore (violando la GPLv3), nonché la legittimità dell’intera operazione, proibita dalla suddetta terminazione.

La difesa

La difesa ha criticato la presenza di Tord Romstad, in quanto legato solo a Glaurung e non a Stockfish (N.d.R.: nonostante la presenza di questo commit, nonché di altri 21 firmati direttamente da lui con la sua e-mail). Contesta inoltre la terminazione in quanto la scoperta della violazione di Houdini6 è avvenuta secondo metodi poco ortodossi. A parte questo punto, la difesa pare prevalentemente basata sullo sminuire il ruolo dei querelanti nonché il lavoro dello sviluppo di un motore scacchistico, poco originale per natura e quindi poco soggetto alle norme di tutela.

La corte

La corte ha detto che la licenza GPLv3 è difficile da comprendere, sopratutto per ciò che concerne la “terminazione” della licenza; probabilmente a causa della “traduzione” della stessa secondo il diritto tedesco, ma non è chiaro. Come approfondimento qui è riportato il punto esatto della licenza, qui invece un chiarimento di Richard Stallman, creatore della licenza, in merito alla terminazione (bisogna scorrere un po’). La corte inoltre sostiene che l’eventuale violazione sia relativa solo a una versione di Stockfish specifica e non a quelle successive, pertanto ritiene che la terminazione non si applichi alle versioni successive. Sembra quindi che i giudici non abbiano particolare confidenza coi meccanismi di sviluppo continuo né con le licenze che regolano il mondo del software.

Le proposte di mediazione

La corte ha proposto una mediazione economica, in particolare una donazione, come previsto dal diritto tedesco all’inizio di ogni processo. La proposta è stata “buttata lì” dal giudice durante il processo, ma senza scatenare reazione né da una parte né dall’altra.

L’altra mediazione proposta prima dell’aggiornamento riguarda il potere concesso a Stockfish di valutare se i motori scacchistici prodotti e venduti da ChessBase siano legittimi. Pare che ChessBase si sia resa disponibile ad accettare, ma non ci sono ancora reazioni ufficiali da parte di Stockfish.

La prossima udienza è prevista tra circa un anno, verosimilmente non prima di marzo.

La reazione ufficiosa di Stockfish

In un post su Discord, che verosimilmente troverà posto anche sul sito ufficiale, Joost Van de Vondele esprime soddisfazione per l’esito di questa prima udienza. Al contrario dell’impressione generale (che ho riportato sopra) pare che il giudice si sia mostrato attento ai temi e alle prove presentati da Stockfish. Inoltre l’onere della prova relativa alla violazione di Houdini6 è stato rovesciato, quindi tocca a ChessBase dimostrare di non aver copiato. Secondo loro (Van de Vondele, Nicolet, l’avvocato dell’accusa) è lecito pensare di riuscire ad ottenere la terminazione della licenza, anche se necessita di altro lavoro da fare dal punto di vista legale per definirne gli esatti confini. L’ipotesi di un accordo non è stata ancora accantonata ma deve ancora essere discussa, in particolar modo con Romstad.

La reazione di ChessBase

Raggiunto dai microfoni di lichess il CEO di ChessBase Matthias Wüllenweber ha detto la sua sulla questione. Ha dichiarato di apprezzare il lavoro di Romstad e Nicolet nonché l’eleganza del codice di Stockfish. Ha altresì difeso l’operato degli autori dei programmi della sua scuderia, incluso Robert Houdart, controverso autore di Houdini: secondo il CEO non c’è plagio, ma solo una riscrittura “con parole proprie” di concetti noti nel mondo della programmazione scacchistica. Riguardo invece Albert Silver e i “suoi” Fat Fritz ha svelato l’esistenza di un accordo che prevedeva la commercializzazione solo in caso di miglioramento statisticamente significativo della performance rispetto al motore base (Leela per Fat Fritz 1, Stockfish per Fat Fritz 2), il quale sarebbe stato prova sufficiente di originalità; inoltre sostiene che venga sottostimata la qualità del pacchetto Fat Fritz, in cui è presente anche una interfaccia grafica particolarmente ricca.  Wüllenweber di fatto ammette la violazione della GPL di Fat Fritz 2, sostenendo però che il codice sorgente relativo alla rete neurale non sia quello del binario per un banale errore maliziosamente interpretato come dolo. Ammette inoltre di aver sminuito, durante la campagna promozionale, il lavoro di Stockfish in maniera non accettabile. In più parti dell’intervista palesa l’intenzione di voler collaborare con il team di Stockfish, ad esempio nel modificare l’output del programma per migliorare l’esperienza di analisi dell’utente.

[Articolo in aggiornamento]
[4/7 ore 15:57: corretto prima mediazione, aggiunto reazione ufficiosa Stockfish]
[28/7 ore 18:55: aggiunto riassunto intervista CEO ChessBase]

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