Chi ha rubato la Torre nera? (quarta parte)

L’ospite di Lodi si salverà dalle cellule grigie dell’ispettore più famoso del circondario?
Il nostro ispettore, con la barba un po’ più lunga del solito e un notevole riflesso neurovegetativo di fronte alle fattezze delle giocatrici dell’Est, scagiona Dassisti e il cameriere e picchia il malrasato. La soluzione sembra ancora di là da venire.
Mi chiusi in una mezz’oretta di riflessione. Quando emersi dal mio stato di trance dovuto ad una autoipnosi di tipo ericksoniano nella quale eran coinvolte non soltanto le rotondità del mio ombelico ma anche quelle della Seps (e possibilmente a contatto) notai ancora una volta gli indagati. Dassisti e il cameriere stavano giocando a briscola su una sedia, già visibilmente sollevati; gli altri invece cercavano di non sudare solo per evitare di perdere ulteriori liquidi da un corpo vicino alla liofilizzazione.
Li guardai con il mio sguardo alla Shining. La Seps, Pedini, Karjakin e Tirelli. Tirelli, Karjakin, Pedini e la Seps. Ah, la nostalgia!
Mi avvicinai di colpo a Karjakin. La luce che m’ero piazzato dal basso verso l’alto rendeva il mio volto ancora più angosciante, al punto che il GM più precoce di tutti i tempi scoppiò in un pianto dirotto. Tutte queste lacrime cominciavano a darmi ai nervi. Pedini, intanto, gli allungò un fazzoletto e poi leccò le lacrime per infondersi acqua e sapienza.
“It wasn’t me… It wasn’t me…Hope you have a great tournament…” fece Karjakin.
“Per piacere! Siamo in un racconto, quindi togli quel patetico inglese e soprattutto quella frase stantia che hai ripetuto ogni volta che ti hanno allungato un microfono in mano!”.
Si riprese un po’.
“Sì, ma non sono stato io…”.
“Abbiamo il colpevole!” sentii da dietro. Centrai con un calcio rotante il malrasato, che volò a sei metri di distanza finendo nel centro della scacchiera gigante posta nel mezzo del chiostro. Chuck Norris sarebbe stato orgoglioso di me.
“Non è stato lui”. Il malrasato si scosse di dosso un alfiere nero e si riavvicinò al suo padrone come un cane bastonato.
“E allora perché è qui?”
“Era stato chiamato come partecipante e proclamato tale sulle locandine. Poi, tac!, non se la sente, con tutti gli avversari che già si erano studiati il suo gioco”.
“Avrei rischiato di perdere dell’Elo…” fece colui che diventò GM quando io venni scartato come giovane Marmotta.
“Tutti rischiano, giovanotto. Sei forte ma non hai la classe di, per intenderci, gente come il sottoscritto o come i veri grandi maestri del passato. Se sei pagato giochi, sennò a casa. Chiaro?”
“…Posso andare a casa? Ho una sete che stramazzo”. “Niente da fare. Anzi, ora ritrincerati nel tuo inglese”.
“But… I’m very thirsty and hope you have a great tournament…”.
Mi girai di sdegno e mi feci allungare un Gatorade bello fresco, mentre con l’acqua degli ospiti mi feci acconciare uno splendido pediluvio. Tirelli e la Seps mi guardavano ancora in trance. Bello esser guardati in trance, feci tra me e me. Bello esser guardati dalla Seps. Ah, la nostalgia!
Fine della quarta parte.





