Lezione n. 2 – Come giocare
Per prima cosa biasimo il sottoscritto per il titolo di questa lezione. Forse sarebbe stato meglio porre direttamente la questione, nella sua sconcertante desolatezza:
…..Giocare?
Non giocare, se possibile. O, meglio, non giocare troppo (perché il vero NC non è esattamente colui che non si dà mai alla tenzone, quanto colui che gioca e rimane sempre sull’impalpabile filo che intercorre tra un improbabile perpetuo e la sconfitta). Se sei solo la sera, la moglie è andata a cantare nel coro della Chiesa ché domenica ci son le cresime, i figli sono stati lasciati al loro giusto destino e ti prendono i cinque minuti, bene, allora ascoltami. Fatti una doccia fredda, pensa alle quotazioni borsistiche, accendi il PC e datti al campo minato (o alla sua versione edulcorata, campo fiorito). Gioca a Machiavelli col cane (non facendo mancare a te un sigaro e a lui un biscotto), fatti un solitario a Risiko attaccandoti con tre e difendendo con uno, piazzati davanti alla televisione a guardare Ghezzi con audio al minimo – tanto non capiresti. Ma non giocare, per pietà… Non farlo! Potresti cadere nel circuito di quelli che, dopo qualche sconfitta, si stancano e vogliono, ahimé!, salir di grado… Cosa che in questo nostro studio adoriamo quanto l’utente della Rete ama la SIAE.
Se proprio devi, giusto per scaldare un po’ la mano (e per preoccupare di tanto in tanto le seconde nazionali) fai partire uno qualsiasi dei tuoi venti programmi scaricati indebitamente e gioca.
Cadenza: 1+0. E’ la migliore, amico mio. Ti hanno insegnato che più si gioca e più si migliora? E noi facciamo cento partite a sera, che dico, duecento! Non ti preoccupare se perdi la prima, la seconda e pure la terza: nel gioco lampo le sconfitte son talmente tante che a un certo punto contano solo le vittorie, e se contro un 1900 hai uno score del tipo +1 =2 –75 non ti preoccupare che solo del primo risultato ti glorierai.
Il gioco a cinque minuti è per le mammolette, quello a dieci richiede troppo tempo (d’accordo, ci può scappare persino una chat con una finlandese sullo sfondo, ma…) e, Dio mio, potrebbe importi anche di pensare a tratti ad un piano. Vade retro!
Ma dei piani ci occuperemo poi. L’importante è tagliare il tagliabile. In fin dei conti pensa un po’: Morozevich in una partita di due ore quanto tempo ci mette a muovere (intendo a spostare fisicamente i pezzi) e quanto a pensare?
Bene, amico mio, vedo che la risposta te la sei data da solo. Decurta completamente il secondo e otterrai partite magari non esattamente magistrali, ma sufficienti per divertirti.
E, se proprio non si vince… Che ne dici di un bel Sudoku?





