Lezione n. 3 – L’avversario non esiste
Avrete capito, miei cari discepoli, che contrariamente a quanto ci vogliono insegnare perdere a scacchi non è affatto facile. Ci vogliono maestria, capacità di analisi (per vedere quali pezzi NON muovere, quali case NON controllare) e soprattutto una seria abnegazione nel non imporsi autocritiche né studio casalingo.
Oggi parleremo dell’avversario. O, meglio, parleremo del NON avversario.
Se volete essere un perfetto NC ricordatevi: l’avversario non esiste. In quanto entità inesistente ogni sua mossa è o sbagliata o frutto di una reazione ad una vostra mossa. Non mettetevi in testa, mai!, che possa lavorarvi ai fianchi o che stia creando del controgioco. Né, peggio ancora, che stia giostrando un proprio piano (anche perché, mandatelo a mente come un mantra, il piano è fantomatico anch’esso). Che abbiate di fronte un altro prescelto della vostra schiera o un GM ricordate: l’avversario non esiste.
Ricordo ancora quando, giovane imberbe, tre anni fa provai a scandagliare una sconfitta contro un forte candidato. Questi mi disse, in perfetto dialetto:
”Perché hai fatto questa? Non hai visto le mie minacce?”
La mia risposta fu “Volevo mettere il Re in g7, la mia Donna in e4, poi spingere il pedone b con l’aiuto di un cavallo da piazzare magari in c6 e non avresti avuto più niente da fare…”.
Gli dei di Chissà, musa nemica di Caissa, lanciarono stuoli di petali dall’alto non appena queste parole sgorgarono dalla mia bocca.
E lui, in perfetto dialetto: “E io, quand’è che gioco?”
Lo guardai con un punto di domanda tatuato sulla fronte.
Riprese: “Guarda che tocca una volta a te e una volta a me…”.
Da allora non presi più in mano un pezzo con la stessa ignorante eleganza (o elegante ignoranza, fate voi). Però risolvo un Sudoku in meno di tre ore e mezza.





