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Sebastiano Paulesu: un istruttore creativo!

Sebastiano Paulesu. Un Istruttore di scacchi con idee originali per la didattica di base rivolta ai giovanissimi

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Faviconsmall Grazie Sebastiano per la tua disponibilità a rispondere alle domande di Scacchierando sul tuo rapporto con gli scacchi e sul tuo ruolo di Istruttore. Sebbene Sebastiano Paulesu sia un nome noto agli istruttori più informati, lo scacchista medio (e quindi il lettore di Scacchierando) potrebbe non avere ben presente di chi si sta parlando. Quindi Sebastiano ti invito a presentarti, cominciando dall’inizio, dal tuo avvicinamento agli scacchi e alla didattica scacchistica.

Bene, salutando i lettori di Scacchierando mi presento brevemente: sono un Candidato Maestro di scacchi ma soprattutto dal 1998 sono Istruttore Giovanile della FSI e dallo scorso anno il Delegato degli Istruttori per la regione Sardegna.
Il mio incontro con gli scacchi è avvenuto da ragazzino, grazie al fascino che essi esercitavano su di me prima ancora che ne capissi le regole, osservando gli adulti che giocavano. Attorno ai 13 anni il mio fratello maggiore tornò dal servizio di leva col “Manuale completo degli scacchi” di Chicco e Porreca, mi insegnò le regole e da allora la passione non ha fatto che aumentare.
Contemporaneamente è nata la passione per l’insegnamento, data la necessità di dover istruire il più delle volte i propri compagni di gioco. Da subito trovai molto gratificante l’attività di promotore di questo splendido “nobil giuoco”.

Faviconsmall Perché proprio gli scacchi hanno attratto il tuo interesse? che cosa hanno o potrebbero avere di così speciale da giustificare tutto il tempo che giovanissimi e anziani dedicano a loro?

Il confronto scacchistico assume molte valenze: quella ludica, ricreativa, sportiva, psicologica, tecnica e persino artistica. Si tratta di superare il pensiero del proprio partner di gioco, con una pianificazione delle proprie idee strategiche e tattiche; pertanto – almeno così è stato per me – spesso c’è un’apertura verso altri interessi culturali e intellettuali. Per quel che mi riguarda iniziai ad interessarmi da autodidatta a saggi di filosofia, di letteratura, di arte, ma anche di economia e politica. Penso che sia questo il successo di quello che in Spagna viene definito anche “gioco scienza”. La possibilità di giocare senza alcuna barriera di sesso, di razza, di età o di costituzione fisica penso sia un altro motivo del fascino millenario degli scacchi.

Faviconsmall E oltre al fascino che hanno per molti gli scacchi, l’apprendimento del gioco e il perfezionamento delle abilità del bambino nel destreggiarsi con gli scacchi sono acquisizioni che possono avere un ruolo importante nella crescita psico-fisica del soggetto?

Quando conobbi gli scacchi praticavo diversi sport e la mia propensione per la “lotta” mi accompagnava anche nelle relazioni coi coetanei: ero considerato un tipico bulletto e proprio grazie agli scacchi sono riuscito a canalizzare la mia aggressività. Gli scacchi aiutano a potenziare una modalità riflessiva che porta ad una consapevolezza psicologica e ad una forte autostima, contribuiscono alla formazione del carattere e alla autonoma capacità decisionale.
Comprendendo che le reazioni immediate sono quasi sempre sbagliate e che le conseguenze delle proprie azioni vanno meditate prima, lo scacchista traduce le sue acquisizioni in altrettanti modelli di condotta. Per questo sono convinto assertore che gli scacchi possano costituire uno strumento didattico e formativo eccezionale per le scuole di ogni ordine e grado. Ben prima che lo coniassero come slogan ho sempre pensato che gli scacchi fossero lo sport della mente.

Faviconsmall Ci dai qualche ragguaglio sulle tue ormai famose “carte degli scacchi”?

Faccio una breve premessa: l’idea delle carte è nata quasi per caso, vedendo la passione dei bambini per le carte dei Gormiti, di Magic, di Dragonball e quant’altro; ricordo anche la passione della nostra generazione per le figurine Panini: evidentemente il gusto per le raccolte e le collezioni è un piacere molto forte. Così un giorno pensai: perché non creare delle carte didattiche con i diagrammi scacchistici? e così sperimentammo dei semplici quadri di matto con la corrispondente definizione storica (tipo matto affogato, delle spalline, del barbiere o del corridoio) oppure inventata da me o dai bambini stessi (nacquero così il matto del falegname, della pipa, del pinguino, del cucù, della cannonata ecc.).
All’inizio si trattava semplicemente di matti in una o due mosse (con centinaia di esempi) ma nel tempo diventarono uno strumento indispensabile del mio “Metodo ideografico” e iniziai a strutturare un percorso immaginario a 5 livelli che attraverso il Sentiero, passando per il Giardino, il Labirinto e il Castello, giungono sino al Tesoro (che rappresenta il livello più difficile e quindi la maestria del gioco!).
Abbiamo utilizzato le carte oltre che per gli schemi tipici (i cosiddetti “pattern” per usare un termine alla moda) anche per semplici finalità mnemoniche, come per i proverbi scacchistici da me ideati, o per la nomenclatura delle aperture: in tutti i casi l’apprezzamento dei bambini è assicurato.

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Le “carte degli scacchi”

Faviconsmall La tua attenzione per l’aspetto linguistico nella didattica degli scacchi è evidente; si tratta di un atteggiamento che comporta creatività e che trova la sua giustificazione nel fatto che “trovare il nome” alle cose spesso è il miglior modo per affrontarle. Ci puoi illustrare questo aspetto nella tua pratica di Istruttore?

Certo è proprio così. Già il nome di Metodo “Ideografico” è un omaggio alla cultura egiziana e alla sua particolare scrittura che associava immagini a concetti astratti. Così anche io sono convinto sostenitore dell’idea che il metodo migliore per semplificare la comprensione dei bambini sia di rendere più elementare e concreta ogni informazione complessa. Progettai una scacchiera didattica (che appunto chiamai ideografica) che accanto ai simboli dei pezzi proponeva altre immagini fantasiose: fuochi, muri, impronte di piedi, smile, simboli meteo ecc.
Oltre alle carte proposi da subito ai bambini dei proverbi che veicolassero i cosiddetti principi generali come “Chi muove solo la Regina, la sua fine si avvicina” o “Quando il Re se ne va in gita, si regala la partita”. Lo scopo dei proverbi è quello di dare un rinforzo mnemonico contestuale, così che la lezione diventi indimenticabile. Ad oggi ne ho formulato qualche centinaio.
La cosa più bella è che anche in questo caso i bambini sono stimolati nella loro creatività e due anni fa una mia allieva di 5^ elementare ha scritto un intero poema di oltre 50 versi!

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Le Carte-arcobaleno, con proverbi a sfondo scacchistico
 

Faviconsmall Quali sono i tuoi attuali impegni come Istruttore e quali le prospettive? Si può parlare di un’attività che può ambire a diventare una professione?

Il mio impegno come Istruttore di scacchi a tempo pieno è iniziato due anni fa, prima facevo il ragioniere e solo secondariamente potevo dedicarmi all’insegnamento soprattutto al circolo. Ma i successi raccolti in questi anni sono stati molto incentivanti: prima di tutto mi dà una gran carica l’entusiasmo dei bambini, ma poi mi piace registrare anche la stima dei loro genitori e l’apprezzamento delle maestre e dei dirigenti scolastici.
Attualmente sono molto impegnato nelle scuole della città e della provincia di Sassari, ho tenuto diversi corsi per la formazione di nuovi istruttori di scacchi in Sardegna e recentemente sono stato invitato dalla Federazione Scacchistica Italiana a presentare la mia metodologia al convegno internazionale, svoltosi lo scorso febbraio a Torino, “Gli scacchi: un gioco per crescere”. A mio parere, da queste occasioni può concretizzarsi una figura professionale dell’istruttore di scacchi.

Faviconsmall Hai ritenuto il convegno di Torino un’esperienza positiva? Che cosa si potrebbe fare in Italia per migliorare i risultati, quantitativi e qualitativi, dei nostri Istruttori di Scacchi?

Il convegno di Torino secondo me ha rappresentato uno spartiacque per la didattica degli scacchi a scuola, ma purtroppo era troppo incentrato sul ruolo cognitivo che gli scacchi possono avere per i bambini, quindi si è dato molto risalto a interventi teorici o a relazioni internazionali che illustravano programmi di promozione nelle scuole, ma senza mettere l’accento sulle metodologie didattiche. Solo verso la fine del convegno c’è stato un pomeriggio dedicato alla didattica vera e propria grazie al mio intervento sul “Metodo ideografico”, al fantastico intervento “Il castello degli scacchi” di Carlo Alberto Cavazzoni, al magistrale contributo sugli “Scacchi scolastici” di Alex Wild e alla relazione della maestra siciliana Carmelita Di Mauro “Gli scacchi e i regoli matematici”. L’auspicio è che vengano organizzati sistematicamente degli incontri dedicati alla didattica, che personalmente ho suggerito anche alla Conferenza Nazionale degli Istruttori che si è tenuta a Courmayeur durante la Finale Nazionale dei Campionati under 16.
Molti istruttori che ho avuto modo di sentire lamentano appunto una mancanza di un aggiornamento delle metodologie e secondo altri sarebbe opportuno iniziare a costruire dal basso una condivisione delle esperienze, magari anche utilizzando un apposito forum su internet.

Faviconsmall Didattica di base e didattica d’élite, mi sembra una distinzione doverosa da fare. Quali sono i limiti che un Istruttore dovrebbe consapevolmente porsi quando si rende conto di aver “tra le mani” il cosiddetto talento? E più in generale qual è il tuo pensiero su scacchi giovanili e agonismo?

Proprio recentemente sul sito di Stefano Tescaro e poi anche via mail abbiamo scambiato delle considerazioni con Alex Wild sull’opportunità dell’agonismo per i più giovani. Rimando a quella sede chi vuole approfondire l’argomento, in questa sede chiarisco la mia posizione: negli scacchi scolastici l’attenzione viene data all’aggregazione, al gioco e all’apprendimento, quindi l’agonismo non è molto indicato. Presso i circoli invece si può mirare un insegnamento più tecnico e quando si ha a che fare con dei veri talenti bisogna affiancarli a dei bravi allenatori. Personalmente io mi trovo bene nella fase in cui dobbiamo formare globalmente il carattere giovanile e quindi trasmettere soltanto la passione ai bambini senza preoccuparci del loro livello di gioco. Non cerco mai di bruciare le tappe e spesso cerco di raffreddare gli entusiasmi dei genitori che vorrebbero una rapida carriera scacchistica per i propri figli. Ma quando arriva il momento giusto, e per qualcuno può essere anche molto presto, non sono contrario alla competizione sportiva.

Faviconsmall Grazie Sebastiano, le tue serviranno sicuramente da stimolo per tanti istruttori o aspiranti tali.

Per concludere, Scacchierando segnala, per chi già non lo conoscesse, un validissimo punto di riferimento per la didattica scacchistica di base, il sito gestito da Stefano Tescaro, al quale collabora lo stesso Paulesu:

 
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