Chi ha rubato la Torre nera? (sesta e ultima parte)

Le tre future morose dell’ispettore accanto alla sua recente conquista (in piedi a sx)
Un ispettore, al cui cospetto Sean Connery sembra il mostro di Loch Ness, conduce un fitto interrogatorio basato su alcuni fils rouges ben intrecciati tra loro: scacchi, caldo, Seps.
Scartati quasi tutti gli inquisiti rimangono solo due insospettabili. Chi sarà il colpevole?
Il chiostro s’illuminò d’immenso. Un faro dopo l’altro squarciarono l’aria che si era fatta blu per la notte ormai incombente.
– Ispettore.
– Sì.
– Siamo vicini alla soluzione, vero? Mia moglie mi aspetta per cena…
Guardai con furia (se l’espressione ‘guardare con furia’ ha un senso) il malrasato che capì e, guaendo, tornò al suo angolo come un welter che abbia dato del sacco di trippa a Mike Tyson.
Ma non aveva tutti i torti (se l’espressione ‘non avere tutti i torti’ applicata a quell’omuncolo ha un senso). Si stava facendo tardi e, se il mio sesto senso non m’ingannava, la minestra si stava raffreddando nei piatti.
Mi girai di scatto verso il piccolo Tirelli. Che, unico tra i tanti, non si mise a piangere.
– Vuoi giocare?, mi fece.
– No, pargolo. Sei stato convocato per un processo, non lo sai?
– Sì, ma io non ho fatto niente.
– Lo so. Qui tutti hanno scheletri nell’armadio, e mai di un’amante. Tu no: sei ancora troppo giovane e imberbe per capire come funziona il catafalco degli scacchi.
– Cosa significa catafalco?
– Non lo so, ma suona bene.
– E allora?
– Allora ti ho portato qui perché tutti sappiano che esiste ancora gente che si diverte a giocare. I bambini in Italia stanno diventando una risorsa: Tirelli, gli Stella, Codenotti e gli altri che mi sfuggono perché da due giorni non mi collego a ‘Scacchierando’* possono essere i nostri Negi, che dico, i nostri Carlsen del futuro. Seguire le orme di Caruana, Brunello, Vocaturo, Ronchetti, Rombaldoni può essere una realtà, mantenendo oltre alla vis agonistica anche la voglia di correre dietro una palla, di giocare, di non diventare mostri delle sessantaquattro case.
– Cosa vuol dire vis agonistica?
– Non lo so, ma suona bene. E ora vai a mangiare, che qui s’è consumato un delitto. Apritegli le porte!
Il giovane polletto sgattaiolò col suo cappello giallo ancora calcato in testa.
Mi girai verso la Seps. Il malrasato trionfante urlò:
– Abbiamo la colpevole! Abbiamo la colpevole!
Lo spezzai con un grissino come un Tonno Rio Mare qualsiasi, colpendolo nei diversi punti di pressione che aveva nascosti tra la barba.
– Parla, Monika!
– husw hasjfjashrp hfuwqie…
– In italiano, prego.
– Non sono stata io… Ammetto di aver distratto qualche giocatore con le mie procaci procacità, ma non sono stata io… Non mi piaceva nemmeno la scacchiera…
La guardai ammiccando, anche se il suo parterre richiamava maliziosamente il mio. Ah, come avrei voluto che i nostri sudori creassero una fragranza originale! Ah, la nostalgia!
– So che non sei stata tu.
Mille respiri si fermarono. Il Big Ben smise di ticchettare. Il mio cane di abbaiare, il vicinato di protestare. Che ci crediate o no, un politico che so io smise di dire cagate.
– Come non è stata lei?
Feci per centrare con la prua di Alinghi il malrasato, ma mi trattenni. Soprattutto perché tra prue di Alinghi e poppe di Seps non ci capivo quasi più niente io stesso. Se l’espressione ‘non capirci più niente’ si potesse applicare alla mia possente e villosa figura.
– Non è stata lei, ribadii. L’ho tenuta d’occhio per tutto il tempo e so che è stata alla toilette con le altre sue colleghe…
– Potrebbe aver fatto qualcosa là dentro.
– Impossibile. Sono entrato nella toilette vicina e, sempre per motivi professionali, ho scrutato salendo sulla tazza e guardando dall’alto.
– E allora?
– Notevole, ma niente.
– Allora chi è stato?
– Confesso di aver pensato alla piccola Kira Rombaldoni. Si aggirava con fare furtivo tra la scacchiera, mettendo in bocca i pezzi che le capitavano sottomano.
– Ma?, fece Pedini.
– Ma nemmeno lei avrebbe potuto trasportare una Torre che pesava mezzo chilo più di lei.
– Quindi?
– Articoli domande più lunghe di una parola, perdiana! O le rimembro il suo Zeitnot!
– Quindi chi è stato? fece guaendo (vd. supra).
Sorrisi, pronto al colpo di scena.
– E’ stato il caldo, signori. La Torre è EVAPORATA!
– Evaporata?
– Sissignori. Per tutto il giorno i raggi del Sole si sono concentrati sul luogo di coordinate h8 nel centro del chiostro. Come in una lente di archimediana memoria hanno letteralmente concentrato la loro forza. E cosa c’è in h8?
– L’alfiere! urlò il malrasato.
Non mi diedi alla violenza, ma lo vidi bene in una colonna di cemento.
– La Torre nera!!! urlò Pedini.
Sorrisi.
– Il caso è risolto, signori.
Tutti mi guardarono con invereconda ammirazione mentre mi recavo verso la Seps.
– Se ha fame e sete, signorina, conosco un localino in cui fanno le migliori bistecche alla brace della zona ammorbidite da un Chianti assai generoso…
– E chi paga?
– Penso che il malrasato non mi vorrà negare questo piccolo obolo…
Mi tese la mano. Me la presi sottobraccio mentre la Luna ci illuminava e le stelle suonavano una sinfonia suadente.
– E dopo?
– Dopo vedremo. Avrei una suite troppo grande per me…
Tirai fuori di tasca le chiavi della mia Zafira fiammante.
– Che strano portachiavi… fece lei.
– Ti piace? Un gingillino che ho trovato per terra oggi…
Mentre le serrature si aprivano a distanza illuminando d’arancio l’asfalto mi feci rimbalzare tra le mani la chiave tenuta da una grande, pesante torre nera.
E il naufragare ci fu dolce in quel mare.
* Direttore, qui vogliamo una percentuale.





