Quali consigli per i neofiti?
Il successo della miniserie Netflix ha portato sicuramente una ventata di interesse per gli scacchi. Si segnalano notevolissimi aumenti nelle vendite di materiale scacchistico e un boom di iscrizioni sulle piattaforme per giocare online, già in crescita per la pandemia. Anche l’iniziativa del quotidiano Il Foglio è un evidente segnale di questa “onda”.
Credo non sia infrequente che chi gioca da tempo si senta fare delle domande su “La regina degli scacchi” e sul gioco, inclusi consigli per imparare / migliorare. Un mio amico è stato interpellato per un ragazzino che aveva già frequentato un paio di anni fa un corso di scacchi, non aveva proseguito a giocare ma ora, dopo aver visto Beth Harmon all’opera, è “gasatissimo”! Il mio amico (che, come tutte le schiappe che si rispettino, ha una sterminata biblioteca scacchistica 🙂 ) gli ha prestato “I fondamenti degli scacchi” di Capablanca.
Vi è capitato qualcosa di analogo? E quali consigli dareste?
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Spesso questo nuovo interesse sarà estemporaneo ma è possibile che chi aveva già una certa propensione per gli scacchi possa soffermarsi un po’ di più. Le scacchiere apparse ovunque durante il match Spassky – Fischer svanirono un paio di mesi dopo ma non pochi si sono appassionati e hanno continuato la loro passeggiata nel mondo degli scacchi. Se si dà una occhiata alle liste FIDE per anno di nascita si nota un notevole incremento dei giocatori nati negli anni cinquanta e sessanta, probabilmente riconducibile all’effetto Fischer.
Quindi, come incoraggiare l’iniziale interesse per gli scacchi?
Me lo chiedo e ve lo chiedo. Uno dei consigli tipici, quello di frequentare un corso e di iscriversi a un circolo è poco praticabile in epoca Covid. Non possiamo che attendere il superamento di questa bufera. Ad onta di un gioco spesso visualizzato come fortemente individuale, l’esperienza relazionale connessa alla pratica degli scacchi è un plus valore importante.
In compenso l’offerta online è aumentata molto, non solo con la possibilità di giocare ma con corsi in diretta veri e propri e con diversi filmati di didattica, di partite analizzate, altro ancora. Sul sito della Federazione si accenna a diversi canali su Twitch e si segnala il corso gratuito di “alfabetizzazione” organizzato sul canale twitch della FSI. Le lezioni individuali online sono un consiglio eccellente, forse il migliore, ma non tutti sono disposti da subito ad impegnarsi in modo così rilevante.
Nel campo “online” ho meno conoscenze e anche qui vi chiedo di segnalare le iniziative, i siti che vi sembrano più adatti per i neofiti. Avete visto filmati online che vi sono parsi particolarmente validi e istruttivi? Quali sono le piattaforme per giocare più interessanti per un principiante?
Ci sono i buoni vecchi libri. Nell’ambito di ottimi testi per iniziare a giocare abbiamo diversi nostri autori, ad esempio i libri di Claudio Negrini, “Lezioni di scacchi” di Zichichi, “Imparo gli scacchi” di Capece, “Scuola di scacchi” di Ponzetto o il “Corso completo di scacchi” di Pantaleoni, Messa e Benetti. Quale primo libro consigliereste? E quale come secondo? Euwe, Romanovskij, Nimzowitsch, Silman, altri?
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La magnifica panoramica di scacchiere alle Olimpiadi scacchistiche di Torino 2006!
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Un consiglio classico che raramente viene seguito è quello di studiare i finali. “Chi studia le aperture impara a giocare le aperture, chi studia i finali impara a giocare a scacchi.” Verissimo, ma sappiamo come, per le difficoltà incontrate nelle fasi iniziali del gioco, si inizi spesso avventurandosi nelle varianti di apertura. Lo stesso sig. Shaibel dà alla piccola Beth un libro di aperture: non sarei d’accordo!
Un altro consiglio “classico” è: “Si migliora giocando, più si gioca meglio è.” Concordo, ovviamente, ma come consiglio lo trovo un po’ scarno. Le partite che giochiamo, specialmente se a tempo lungo, restano abbastanza impresse, abbiamo considerato varie mosse alternative, abbiamo visualizzato varianti favorevoli o meno, abbiamo commesso errori. Si migliora giocando perché si accumula “memoria scacchistica”, si tratta quindi di ottimizzare l’accumulo di memoria. Fondamentale in questo analizzare le partite che si giocano, comprenderne gli errori. Ovviamente, le partite da noi giocate non sono l’unico modo di accumulare memoria.
Le indicazioni più adatte possono essere diverse se rivolte ad un adulto o a un bambino. Forse un adulto può seguire il consiglio di un buon libro, un bambino desidera sicuramente giocare. Nel caso, incoraggiare partite non brevissime (tempi rapid possono essere già più adatti, 20+10 ad esempio), annotandole e rivedendole, magari con un software? Se si perde, un buon libro per imparare meglio potrebbe diventare più appetibile? L’uso di Stockfish, Fritz & Co andrebbe trattato, il rischio di delegare il “pensiero” al programma si insinua spesso. Anche su tutti questi aspetti una riflessione insieme potrebbe essere interessante.
Nella pratica del gioco aiuta molto una buona visualizzazione tattica. Anche qui: libri, siti, consigli?
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I partecipanti al torneo di Hastings del 1895. Di quel torneo possiamo rivedere tutte le partite, leggere resoconti e dettagli, conoscere gli uomini che lo giocarono, percepire quell’epoca! Una caratteristica degli scacchi semplicemente fantastica!
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Mi piacerebbe arrivare a scrivere per Scacchierando una piccola “guida al mondo degli scacchi”, recependo i contributi di questa chiacchierata. Già i commenti di questo articolo, se articoleremo le nostre opinioni, potrebbero essere uno spunto interessante per chi desidera avvicinarsi agli scacchi.
Dalla pratica del gioco, alla sua storia, alle vite dei grandi giocatori, ai grandi tornei, alle belle partite che rivivono sulle nostre scacchiere, magari a distanza di oltre un secolo, gli scacchi possono essere una magnifica avventura della mente!
Come favorire l’inizio di questa avventura?
Proviamo a rispondere. C’è un buon motivo per farlo, dato che, come ci conferma Beth, “Gli scacchi possono essere meravigliosi!”
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8 dicembre 2020 - 12:48
direi che questa è una domandona, che apre a molteplici risposte: innanzitutto credo che bisogna vedere come reagisca un neofita appena conosce il gioco. come molti di noi penso, appena appresi le mosse mi innamorai, immediatamente. andrai a comprare una scacchiera e m’interessai subito per circolo e libri. se questo è il nostro “principiante tipo” il lavoro è abbastanza facile, se penso ai miei primi passi che immagino assomiglino a quelli della maggioranza, rimasi folgorato da combinazioni abilità di calcolo e in seguito dalle aperture. i finali dopo. ecco, se tornassi indietro e fossi al posto del “principiante tipo”, vorrei qualcosa che mi faccia vedere subito cosa sono “gli scacchi veri, fondamentali”, per apprezzarli subito in profondità. da questo punto di vista suggerirei tutti i libri sui finali per neofiti e ce ne sono un sacco, pure le produzioni della chessbase e uso di tablebase per controllare studi ed esercizi. se un ragazzino si appassiona subito a questo, non escludo che abbia di fronte anche una potenziale piccola carriera.
se invece si parla di cose più leggere, di persone che hanno reazioni tiepide di fronte al gioco, ma non respingenti, suggerirei vari siti tipo lichess e chess.com più un buon circolo dove socializzare e magari farsi accompagnare dal divertimento scacchistico per il resto della vita.
8 dicembre 2020 - 16:42
Intervento interessante wcaru, credo tu abbia centrato il punto quando annoti ciò che ti ha particolarmente “folgorato” all’inizio (le belle combinazioni).
Mi sono reso conto che io ho fatto lo stesso nel citare la possibilità di rivedere belle partite di un passato anche lontano ( e le storie degli uomini che le hanno giocate, di quel torneo ed epoca), uno degli elementi che maggiormente mi affascina.
La prima cosa che mi colpì, comunque, fu anche per me il vedere sequenze di gioco combinativo difficili da individuare prima e molto belle dopo essere svelate (o averle individuate).
La percezione di bellezza, di fascino, arriva dopo i primi passi negli scacchi, il tragitto dall’imparare le mosse al cogliere i tanti aspetti di bellezza del gioco è in fondo uno dei punti di domanda.
8 dicembre 2020 - 17:21
Mi è capitato proprio ieri, di dover rispondere su richiesta specifica.
Ho sempre avuto il dubbio che la ricetta non esista, nel senso che l’interesse per gli scacchi è una scintilla interna che può nascere o meno, anche indipendentemente da stimoli esterni.
Credo sia più importante quello che succede subito dopo, perchè le scintille sono abbastanza frequenti, mentre ciò che manca è il combustibile in grado di alimentare a lungo la fiamma, a dispetto delle intemperie che inevitabilmente sopraggiungono, e tendono a spegnerla.
Direi che la situazione ideale si ha quando chi si avvicina agli scacchi trova abbastanza presto un punto di riferimento per frequentarli, può essere un coetaneo egualmente interessato, oppure un conoscente già introdotto all’agonismo, può essere un circolo attivo nelle vicinanze oppure, in questi tempi di isolamento forzato, anche una piattaforma on-line che non faccia degenerare quell’interesse in un surrogato virtuale stile play-station.
Su cosa basare i propri progressi resto ancorato al mio percorso e alle indicazioni dei campioni che ho ammirato di più : la tecnica si acquisisce studiando i finali, il senso della posizione si affina studiando le strutture pedonali con pochi pezzi in campo, la tattica si acquisisce risolvendo posizioni specifiche a doppio taglio, la strategia studiando le differenze tra i vari schemi che scaturiscono a sviluppo completato in diverse aperture e difese, i risultati …. giocando.
9 dicembre 2020 - 17:44
Condivido tutto Mario. Poni un punto interessante nel concetto di punto di riferimento, un qualcosa che favorisca la scintilla iniziale, che di questi tempi può anche essere una risorsa online (e che normalmente potrebbe e dovrebbe essere un circolo, vera cellula base di un movimento scacchistico).
Lo porrei prima dell’idea di trasmettere elementi di fascino del gioco, che pure ha, credo, il suo valore.
In questo, una mappa fruibile di risorse online potrebbe essere al tempo stesso un modo per orientarsi e un primo riferimento per trovare, nelle varie offerte della rete, i riferimenti successivi.
Sul come migliorare tracci spunti altrettanto fruibili e condivisibili. L’approfondimento delle strutture pedonali accompagna di fatto dall’apertura e per gran parte della partita.
Proprio nell’ambito online, come ho scritto nell’articolo, non ho molte conoscenze. Sto gironzolando in rete per trarre link ed impressioni. Nel contempo, qualche intervento più esperto, anche in merito alle varie piattaforme di gioco, sarebbe il benvenuto.
9 dicembre 2020 - 15:55
Buongiorno, io sono un principiante e, se possibile, vorrei portare la mia visione dell’argomento.
Imparai a giocare una ventina di anni fa, ma la cosa finì presto per altri interessi e impegni (matrimonio, figli…). Qualche mese fa mi imbattei nel libro “La rivincita di Capablanca” di Fabio Stassi che ha stimolato la mia curiosità verso gli scacchi.
Ho letto il libro “Lezioni di scacchi” di Zichichi e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. L’ho trovato molto chiaro e ben suddiviso in lezioni che accompagnano gradualmente il principiante verso concetti via via più complessi. Non ho altri metri di paragone, ma lo consiglierei sicuramente a chi vuole avvicinarsi al gioco.
Ora sono passato a “1001 esercizi per principianti” di Masetti e Messa. Ho fatto questa scelta perché ho pensato fosse inutile buttarsi su altri argomenti senza prima acquisire esperienza sui tatticismi.
Per il gioco online mi sono iscritto sia a Chess.com che a Lichess.org, ma devo dire che la mia preferenza va a quest’ultimo. Mi sembra graficamente più intuitivo, inoltre è tutto completamente gratis, anche la parte delle lezioni e degli allenamenti sulla tattica.
Un settore che attira molto la mia attenzione e sta mantenendo vivo l’interesse è quello dei video e delle dirette. Mi appassiona vedere le partite dei GM ben commentate, in particolare quelle storiche. Su youtube ci sono vari canali in italiano; trovo ben fatto il canale di Daviddol, con commenti molto chiari anche per i principianti come me.
E’ molto divertente anche seguire le dirette dei vari avvenimenti su Twitch. In italiano mi piace seguire il canale chess24italian che commenta in diretta tutti i maggiori eventi scacchistici e soprattutto PathenopeChess, il canale di Maria De Rosa, dove i commenti e le spiegazioni sulle partite in corso si alternano a chiacchiere più generiche (sempre scacchistiche) con i vari ospiti o con gli spettatori che possono intervenire via chat. Trovo questa modalità molto accattivante, in particolare in questo periodo dove non è possibile entrare direttamente in contatto col mondo scacchistico attraverso un circolo.
9 dicembre 2020 - 18:03
In primo luogo, benvenuto su Scacchierando e grazie per l’intervento, sicuramente interessante e utile. Lezioni di scacchi è un buon libro per iniziare e il libro di Messa e Masetti è utilissimo (peraltro, con successo anche all’estero). Gli esercizi di tattica sono fondamentali e possono essere tanto interessanti quanto appaganti.
La lettura / studio di un libro di scacchi è sempre impegnativa come tempo e può essere utile cercare di individuare i libri più adatti per proseguire. Sto gironzolando in rete cercando opinioni e impressioni sulla vasta letteratura disponibile.
Stavo proprio dando uno sguardo ai “canali” su YouTube e prendo nota di quello di Daviddol.
Alla prossima!
9 dicembre 2020 - 15:57
Anche la Gazzetta dello sport si lancia sul tema. Però mi sembra che i “consigli” dati siano un po’ dubbi..
https://recensioni.gazzetta.it/notizie/09-12-2020/scacchi-le-migliori-soluzioni-per-giocare-e-i-libri-per-imparare-prima-scelta-5627/5
9 dicembre 2020 - 20:36
IL problema delle piattaforme on-line è che spesso sono senza guida, quindi lasciano l’utente libero di scegliere la via apparentemente meno faticosa, e si finisce per giocare lampo alla prima occasione.
Ovviamente si può restare ammaliati dagli scacchi anche così, ma non è ciò che consiglierei a chi vuole chiamarsi “scacchista”.
Gioco, studio e letture di qualità sono egualmente importanti.
Non sono un gran fruitore delle infinite possibilità che offre internet, ma so riconoscere che l’impegno del Maestro Matteo Zoldan, del Maestro Internazionale Pierluigi Piscopo, e del Grande Maestro Lexy Ortega nei commenti e nel training sono infinitamente preziosi per chi vuole migliorare a 360 gradi.
9 dicembre 2020 - 21:05
Anche a livello amatoriale ci sono vari livelli.
Se non si sanno nemmeno tutte le regole del gioco ( en passant ad esempio ) bisogna veramente partire dalle basi e ogni testo amatoriale va più che bene.
Nimzowitsch, Il mio sistema.
Kotov, pensa come un grande maestro
Dvoretsky, manuale dei finali
Questi i testi da leggere e mettere sulla scacchiera.
Se si vuole dedicare 1 ora al giorno al gioco, 20 minuti a testo è più che sufficiente.
Tenendo presente che il manuale dei finali risulterà molto difficile all’inizio e può essere preso in mano dopo qualche mese.
Per quanto riguarda invece i testi suggeriti dalla gazzetta, come la stragrande maggior parte delle volte i pennivendoli che scrivono sui giornali non sanno, non chiedono e scrivono o per marchette o per grande ignoranza.
Ma è così per quasi ogni cosa, quindi non fa più notizia.
9 dicembre 2020 - 21:19
se posso credo che quei tre testi siano prematuri per cominciare e forse nemmeno dopo un anno. se andiamo sui classici “il centro partita” di romanovsky mi sembra più accessibile di nimzowitsch, kotov non ne parliamo, è un gran testo ma va masticato dopo almeno una decina di tornei a tempo lungo: secondo me prima è meglio pigliare “mazzate”, poi si approfondisce. infine farei assolutamente precedere dvoretsky dal classicone “fundamental chess endings” di k. muller che in italiano non c’è ma la lingua scacchistica è abbastanza internazionale.
9 dicembre 2020 - 21:37
Io ho cominciato con quelli illo tempore…
( il manuale dei finali, dopo )
E si il centro di partita era di fianco al mio sistema.
Tante ore su quei libri bellissimi.
9 dicembre 2020 - 22:06
già, forse ci vuole una vocazione letteraria oltre che scacchistica, per apprezzarli appieno. soprattutto per il mio sistema. conosco gente che ha letto nimzowitsch dopo aver superato i 2100…
9 dicembre 2020 - 22:59
Molte considerazioni che sto leggendo considerano “Il mio sistema” troppo datato e superato. Non un brutto libro, ovviamente, che ha anche un valore storico, ma non un buon libro per chi sta iniziando.
Considerazioni analoghe riguardano altri libri “classici”, come Euwe, Pachman. In quell’ambito il Romanovskij sembra tenere meglio la prova del tempo.
In materia di aperture ho letto molte considerazioni positive su “I Segreti delle aperture”, non facile da trovare, però. E’ un testo che si collega bene alle considerazioni di interesse per l’apprendimento strategico legato alle strutture pedonali, aspetto che lega gli impianti di apertura a tutta la strategia nel medio gioco e verso il passaggio al finale.
Un libro interessante nel merito, anche se forse un po’ più avanzato rispetto ad un secondo libro, potrebbe essere Strutture scacchistiche, di Flores Rios. Qualcuno lo ha letto?
Dare consigli per pochi libri attraverso cui crescere validamente non è facile.
9 dicembre 2020 - 23:00
Mah, “il mio sistema” lo sconsiglierei a chiunque voglia imparare al giorno d’oggi: troppo dogmatico e in fin dei conti superato. All’epoca era un capolavoro all’avanguardia, oggi c’è di molto meglio.
Idem Kotov: alcuni concetti sono un po’ superati (anche se è ancora valido al contrario di Nimzo).
Dvoretsky è validissimo ma per giocatori molto esperti (da Cm in su minimo), e cmq nessuno di questi è adatto per neofiti, principianti o anche giocatori di circolo di livello medio basso.
10 dicembre 2020 - 09:40
Penso che tutti voi abbiate rildtto dopo anni i libri migliori di cui parlate.
Ebbene sono sicuro che vi siano piaciuti di più la seconda volta, come successo a me, semplicemente perchè “dopo” si capiscono meglio che “prima”.
Allora possiamo convenire sulla importanza del terzo elemento di cui parlavo.
Accanto al gioco vivo e alle buone letture, c’è bisogno di una guida, un punto di riferimento più esperto, una sponda critica con la quale confrontare le conoscenze, le lacune e i progressi.
Le conoscenze scacchistiche derivanti dal gioco e dalla lettura sono enormemente accelerate dalla presenza di una guida.
Non è un segreto che i migliori, quelli che oggi vedete nella top 20 di ogni nazione, sono stati tutti affiancati in un momento della loro crescita da un istruttore.
Questo vale anche per chi non ha ambizioni o speranze di arrivare nelle top 20 nazionali.
Ci sono anche le top 20 cittadine, persino quelle di circolo 🙂
10 dicembre 2020 - 09:53
Posso dire che non sono d’accordo ? ?
Certo oggi si studia a scacchi in maniera differente, ci sono i computer, i database, i maestri di scacchi ad ogni click voluto.
20 anni fa c’era Negrini e dovevi pure essere fortunato a studiare con lui.
Però la ricerca verso l’eccellenza, lo studio necessario per raggiungere un obiettivo, attraverso i libri di Kotov e nimzowitsch è chiaro.
Sono dei testi che ti obbligano a pensare e a ragionare.
Il neofita che non conosce tutte le regole non potrà nemmeno aprirlo.
Il principiante che sa leggere le notazioni, nel seguire sulla sua scacchiera i testi, comincerà ad immagazzinare informazioni.
Ci vuole parecchio, anni, per imparare a giocare a scacchi a livello amatoriale.
Ricordatevi quanto tempo ci avete messo a diventare prime nazionali voi ( e quanti dopo anni ed anni, libri e libri ancora non sono arrivati a 1800 ).
Giocare a scacchi discretamente ( 1800 ) è molto difficile, per un principiante praticamente impossibile.
E noi tutti sappiamo che a 1800 come a 2000 per quello a scacchi non sappiamo giocare. Siamo anche noi dei principianti nel mondo dei giocatori veri.
Perciò se vuoi imparare a giocare, devi studiare e faticare.
É il motivo per il quale la moltitudine non supera i 1700.
Attitudine sbagliata fin dal giorno 1.
Modesto parere di uno spingilegno che ha smesso di giocare se non blitz o semi lampo.
10 dicembre 2020 - 10:58
Ma è quello che dico anche io.
Studio fatica e impegno, però lo stesso identico pacchetto che funziona in solitario, dà risultati incredibilmente più rapidi se lo applichi con una guida accanto.
Non è per forza un istruttore, è sufficiente che il principiante si possa confrontare con un non più principiante nel suo percorso di crescita.
Poi il talento del singolo e la qualità del tutor incidono molto nei miglioramenti ulteriori, per cui chi ha ambizioni maggiori cercherà un tutor di livello più alto.
Del resto basta guardare le storie di chi, a qualunque livello, ha avuto un tutor confrontandole con chi non lo ha potuto avere.
10 dicembre 2020 - 11:32
“sono testi che ti obbligano a pensare e ragionare”. OK. ma ti insegnano in modo non dico sbagliato, ma “vecchio” e dogmatico. Ci sono molti libri oggi che fanno lo stesso, ma in modo moderno e più adatto. Il rischio con i mattonazzi di kotov o nimzo è di far SCAPPARE il principiante invece di appassionarlo. Meglio Nunn (“capire gli scacchi mossa dopo mossa” dice nulla?), Rowson, Aagard, Silman, alcuni Dvoretsky un po’ più semplici… ti insegnano lo stesso a ragionare ma senza la pesantezza di kotov o il dogmatismo (e gli errori) di Nimzo.
Detto da uno che continua a giocare sia a tempo lungo che lampo.
10 dicembre 2020 - 13:07
Intervengo nuovamente da profano. Credo che per chi si è da poco avvicinato agli scacchi, vorrebbe migliorare, ma non è ancora stato preso da profonda passione, trovarsi di fronte a certi tomi che avete citato potrebbe far passare la voglia. Ad esempio avete citato il manuale dei finali di Dvoretsky. Io, che non ho mai letto un libro sui finali sono andato a cercarlo in internet e vedo che ha più di 500 pagine!!! Il tempo da dedicare agli scacchi purtroppo è poco e in questo momento vorrei evitare di dovermi studiare un manuale del genere. Lo tengo presente per una eventuale seconda fase, ma per il momento vorrei avvicinarmi ai finali un po’ più dolcemente. Ad esempio ho visto che esiste un “Cosa bisogna sapere sui finali” di Averbakh. Io non l’ho mai sfogliato, ma all’apparenza sembra un testo più semplice e alla portata di chi sta iniziando.
Quello che sto cercando di dire è che forse per i principianti può essere più utile un approccio a gradi, che stimoli la voglia di imparare senza trovarsi subito di fronte a degli scogli di difficile comprensione. Poi, una volta che la passione si rafforza si può affrontare lo studio “serio” con maggiore convinzione.
10 dicembre 2020 - 14:53
“Cosa bisogna sapere sui finali” di Averbakh va benissimo per chi si avvicina a un tema complesso come quello dei finali di scacchi. Ci sarà tempo per approfondire.
12 dicembre 2020 - 00:09
Scusa ma l’obiezione sulle 500 pagine non credo sia pertinente per molti ovvi motivi.
1) nessuno ci obbliga a terminarlo in poco tempo, non è un romanzo di avventure.
2) se è un buon libro sarà sempre disponibile per quando abbiamo tempo
3) si può persino saltare i capitoli meno urgenti oppure ripassarli dopo la prima lettura che sarà stata frettolosa.
Insomma, i libri che insegnano si giudicano dal contenuto, e a parità di qualità è un pregio se i contenuti abbondano.
Ciò che allontana un principiante può essere la eccessiva complessità e su questo hanno già detto molti interventi.
10 dicembre 2020 - 15:56
Concordo con Andrea Borsa. i libri suggeriti da Loi NON sono per nulla per neofiti, al di là della validità attuale o meno. Penso che il 99,9% dei neofiti che iniziassero con questi libri scapperebbero dopo pochi giorni.
Sui finali suggerirei i libriccini “capire i finali di… “, sono 3 mini libri incentrati sulle nozioni base dei finali di pedoni, torre e pezzi leggeri, uno degli autori è Flear. Sono ben fatti anche per poco più che principianti.
10 dicembre 2020 - 16:38
Credo che la domanda di apertura di questo thread sia un po’ troppo vaga. Quando parliamo di neofiti a chi ci rivolgiamo esattamente? Si potrebbe iniziare dai ragazzini delle scuole elementari per creare una base ampia di utenti punto in questo caso i libri, compresi tutti quelli citati, sono perfettamente inutili punto quello che serve è un istruttore capace di dialogare con bambini dai 6 ai 10 anni. Il problema che ho riscontrato è che i corsi per istruttori non tengono assolutamente conto della psicologia del bambino. Ad esempio nel programma che ho letto sul sito della federazione non si sente mai citare Piaget, Vygotskij, Bower o qualche altro grande psicologo della prima infanzia punto senza queste conoscenze che sono basilari i risultati rischiano di essere sempre deludenti. Del resto Basta provare a chiedere la percentuale dei bambini che dopo i corsi continuano a giocare regolarmente a scacchi. Credo che sia una percentuale dello zero virgola qualcosa. Quindi un primo passo potrebbe essere quello di aggiornare i corsi per gli istruttori che si rivolgono alle fasce di età più basse.
Se invece ci si rivolge a persone adulte di qualsiasi età, allora un inizio con un buon istruttore, non necessariamente un grande maestro, può servire a stimolare il desiderio di progredire nella comprensione del gioco. Sarà poi questo istruttore che, a seconda del soggetto che si è affidato a lui, gli potrà consigliare il libro o i libri più adatti.
Questi sono i miei due centro per la discussione
10 dicembre 2020 - 17:26
Nelle intenzioni, questo articolo è un “work in progress”. Non a caso i vari interventi stanno aiutando a mettere a fuoco la tematica.
Il tuo commento mi fa considerare come l’obiettivo del thread sia implicitamente rivolto a chi, incuriosito dagli scacchi (magari in relazione alla fiction di Netflix) e capace di organizzarsi autonomamente (quindi un adulto come un giovanissimo, diciamo dai 12 anni in su), sta cercando informazioni per iniziare a giocare e per migliorare.
La tua considerazione che la strada migliore sia quella di rivolgersi ad un istruttore è ampiamente condivisibile ed è segnalata nell’articolo come la soluzione migliore. Molti, però, in una fase iniziale vorrebbero semplicemente capire se il loro iniziale interesse può avere un seguito. Senza riferimenti possono facilmente accadere due cose (insieme o separatamente): 1) si gioca online, tempi brevi, si comprende poco e si perde molto, facilmente si abbandona il gioco; 2) si legge un libro, magari uno poco adatto, si trova la materia complessa (e un po’ noiosa) e si abbandona l’argomento.
Su questo è centrato l’articolo, cogliere questa fase di curiosità per gli scacchi per dare qualche indicazione utile che aiuti a fare qualche passo in più in questo mondo.
Il tema della capacità dell’insegnante dal punto di vista psicopedagogico spazia ben oltre gli scacchi, diventando un argomento fondamentale della scuola e dell’educare. Andremmo lontano, di sicuro l’articolo non è centrato sui bambini, il cui eventuale interesse non può che essere considerato / supportato dai genitori in primo luogo, specialmente in questa pesante epoca Covid.
Una dozzina di anni fa, sul vecchio “Scacchierando giallo”, ospitammo alcuni articoli di istruttori impegnati in corsi nelle scuole elementari. Ne ricordo uno, dalla Sardegna (non ricordo il nome ma forse Blade si), che ci raccontò come privilegiasse la dimensione del gioco. I Bambini erano interessati dalle figure e spesso muovevano i pezzi per raggiungere delle configurazioni particolari, ad esempio simmetriche tra il lato est e il lato ovest della formazione di un colore. La “battaglia” e lo scacco matto per molti non erano il primo elemento di interesse. Non credo che l’articolo sia recuperabile, era sicuramente interessante.
10 dicembre 2020 - 18:09
Era senz’altro Sebastiano Paulesu, un punto di riferimento nella didattica scacchistica.
10 dicembre 2020 - 18:38
In tal caso, l’articolo è tra quelli che sono disponibili anche sul nuovo blog: https://www.scacchierando.it/interviste/sebastiano-paulesu-un-istruttore-creativo/
11 dicembre 2020 - 10:15
Buongiorno, se non ho inteso male il senso è accumulare opinioni per consigli per neofiti, soprattutto sulla scia del successo della serie di Netflix. In questo caso l’interesse per il gioco è stato veicolato, almeno in parte, dal racconto della storia della protagonista. A mio parere quindi perchè non continuare in questa direzione consigliando qualche biografia di grandi campioni del passato? In questo modo si darebbe inizio ad un processo di apprendimento degli elementi tecnici mantenendo vivo l’interesse iniziale nato da una sorta di immedesimazione ed empatia con il protagonista (che sia Beth Harmon sullo schermo o, per esempio, Capablanca sulle pagine di un libro). I miei ricordi di quando ho cominciato a giocare, oltre ovviamente tutte le ore passate al circolo, sono le ore passate alla scacchiera con una delle biografie della Prisma di fianco. Si potrebbe davvero cominciare da Capablanca, sia per la chiarezza delle sue partite sia per la sua figura di giovane prodigio. Le partite e il racconto del Torneo di San Sebastian del 1911, per esempio, sono un momento della storia degli scacchi che credo tutti gli scacchisti conoscono.
11 dicembre 2020 - 11:37
Non potrei essere più d’accordo!
Il commento alla foto di Hastings 1895 nell’articolo segnala proprio questo elemento di grande fascino degli scacchi, che personalmente trovo splendido.
Segnalo una chicca reperita in rete, un articolo di Lasker dell’epoca che commenta alcune partite di Capablanca a San Sebastian 1911:
http://www.chessmarginalia.com/lasker-on-capablanca-san-sebastian-1911/
Ovviamente, per l’efficacia della comprensione e dell’apprendimento, è meglio far riferimento ad un buon libro con commenti più estesi.
La collana della Prisma che citi è molto bella, con tante pregevoli biografie e partite commentate.
Un classico, considerato da molti uno dei libri più belli, è quello di Kotov su Alekhine.
Credo che nell’approccio agli scacchi si superi un Rubicone quando si inizia ad apprezzare ( e via via a comprendere un po’ di più) la bellezza delle partite dei campioni. Disponendo di una determinata partita estesamente commentata, un metodo che mi sento di consigliare (ai principianti ma anche ai giocatori di categoria nazionale) è quello di “rigiocare” prima quella partita per un colore, dedicando due o tre ore all’analisi, al cosa si sarebbe giocato per poi vedere come ha giocato il campione di turno e proseguire la partita.
Dopo un impegno di questo tipo la fruizione della partita commentata diventa più efficace e interessante.
In questo senso un libro come quello di Nunn “Capire gli scacchi mossa dopo mossa” è ampiamente consigliabile.
11 dicembre 2020 - 15:40
Lordste,
Io sono per i classici…
In ogni cosa :).
Chiaro la letteratura scacchistica si é sviluppata e migliorata, e ci mancherebbe anche.
Ce ne sono di testi, io ho semplicemente detto: all’epoca io ho cominciato con quelli.
Probabilmente é anche il motivo per il quale sono rimasto bidone a scacchi, avrei dovuto studiare altro.
Pensa che c’è stato un periodo della mia vita scacchistica dove esisteva solo Hans Berliner…
Ho sempre vissuto di dogmi, di questo ti do atto.
?
11 dicembre 2020 - 17:23
oddio Berliner 😀 anni che non se ne sentiva (giustamente) parlare, sto ancora aspettando che qualche suo adepto dimostri di ottenere il 100% col bianco aprendo 1.d4 😀 ma forse si sono stancati prima loro (o hanno cominciato a perdere troppe Olandesi!) 😀
11 dicembre 2020 - 15:44
l’imprescindibilità dei classici è nominata anche da carlsen, per dirne uno. solo che lui non si riferisce ai principi bensì allo studio delle partite del passato come percorso indispensabile per costruirsi un background di livello.
i principi non sono più validi in sé ma secondo me rimangono molto utili come espediente didattico: li si insegna al discente, sarà poi lui a buttarli via strada facendo per scoprire che oggi la vera regola è l’eccezione. ma anche qui si potrebbe aprire un altro forum citando per esempio watson che rileva bene secondo me il fatto che oggi i prinicipi non siano morti, anzi si applicano con maggiore precisione e tenendo ben presenti le peculiarità della posizione.
11 dicembre 2020 - 17:51
Buonasera a tutti,
non mi collego spesso e in attesa dello speed chess davo una lettura. Volevo solo esprimere la mia opinione su chi considera il mio sistema obsoleto/superato…
Non sono affatto d accordo o meglio sono concorde sul fatto che il gioco si sia evoluto ma le leggi scacchistiche descritte dalla scuola ipermoderna sono tutt ora in auge!
Sarebbe come dire che Newton sia superato da una visione relativistica più moderna propria di Einstein. No, le leggi di Newton vengono tutt ora usate e sono molto utili. Questo per dire che il gioco contemporaneo è una sovrastruttura che si basa su chi è arrivato prima…
Per concludere bisogna essere di un certo livello per asserire che il mio sistema sia superato 😉
11 dicembre 2020 - 19:16
Non si vuole sminuire il valore di “Mein system”, sicuramente uno dei testi più importanti del novecento. Diversi giocatori e istruttori di buon livello magistrale lo considerano però datato e un po’ dogmatico (ma la polemica Nimzowitsch – Tarrash era aspra ed esigeva opinioni forti), comunque meno adatto di altri libri per chi sta iniziando a giocare, ambito su cui è centrato questo thread.
Ovviamente, non disponiamo di grandi verità.
11 dicembre 2020 - 21:57
Certo Angelmann, il commento non era rivolto a te, dato che hai riportato il pensiero di altri magari anche molto autorevoli…
Molto apprezzabile l’ultima tua frase, ingrediente fondamentale per giocare ad alti livelli.
Ricordo in un torneo rapid al quale parteciparono 4 GM commentare le proprie partite in termini di “forse” “può’ essere” “magari”… e posso affermare che sino ai Mestri fide si pecca di superbia…
12 dicembre 2020 - 09:51
Kleobe se per questo io teorizzo che fino a 2400 non si sa giocare veramente a scacchi.
Il maestro fide è il primo che può dire ad un altro di essere un giocatore di scacchi.
Sotto i 2200 siamo tutti bidoni, talmente scarsi che non vale nemmeno la pena di vedere le differenze visto che siamo tutti amatori.
Per il neofita il 1500 rappresenta già un ostacolo insormontabile.
Mi viene in mente una piccola provocazione pensando a Lettieri che oltre ad essere scacchista picchia come un tamburo sul ring.
Ma chiunque non abbia mai messo piede in palestra, salirebbe arrogantemente su un ring a fare sparring con un semi professionista del pugilato, solo perché conosce a memoria tutti i match di Frazier ?
A scacchi invece, grazie al computer, il principiante commenta con molta arroganza le partite dei professionisti ed i loro errori come se fossero banali.
C’è bisogno di uno studio enorme e gigantesco per giocare bene, e noi spingi legno della domenica, poco abbiamo da pontificare.
Ciò detto, mi piacerebbe sapere se ci sono in giro giocatori > 2200 che ci sono arrivati senza leggere nimzowitsch, Kotov e Capablanca.
12 dicembre 2020 - 10:28
Praticamente ho detto la stessa cosa 3 messaggi fa! Aggiungo che l’arroganza del principiante esula dall utilizzo dei motori. Se poi aggiungi anche i motori buona notte allora…
12 dicembre 2020 - 15:21
Tanti interventi e considerazioni interessanti. Proverei così a impostare un “punto della situazione”.
Mi sembra innanzi tutto rilevante quanto considerato da Mario in merito ad un “riferimento”, che possa alimentare la scintilla iniziale e fornirle del “combustibile”, una “mappa” e una guida.
La risposta più immediata è quella di fare riferimento ad un istruttore e questo non può che essere il consiglio primario, un “Virgilio” che ci guidi con competenza e in modo personalizzato è sicuramente la soluzione più efficace. Tra l’altro, la possibilità di farlo online ha molto allargato i confini di questa opzione. Può sembrarci scontata ma, forse, anche alla domanda “Come trovare un istruttore?” dovremmo dare una risposta.
Se il principiante / neofita non è ancora così sicuro del suo interesse ad approfondire il gioco, questa soluzione potrebbe però non essere considerata, valutando peraltro che implica un impegno economico che alcuni non desidererebbero assumere.
L’iscrizione ad un circolo, con tutte le interazioni e i riferimenti che può dare, è in questa fase di pandemia poco praticabile. Va anche considerato, purtroppo, che diversi circoli hanno difficoltà e spesso una attività ridotta, a volte con una realtà che poco incoraggia il neofita. Argomento di cui parlare anche in futuro, considerando come i circoli siano la cellula base di un buon movimento scacchistico.
Anche al di fuori della pandemia, i circoli vengono spesso sostituiti dalle risorse online (non ne ho idea ma sospetto che, rispetto a una decina di anni fa, gli iscritti “isolati” alla FSI siano aumentati). Un sito di gioco online può essere un riferimento nei termini che proponeva Mario? Ne dubito, al di là del rischio di giocare “lampo” e poco più.
Già contesti in cui si possa comunicare, chiacchierare con i più esperti, mi sembrano più interessanti. Ci sono diversi gruppi sui “social” dedicati agli scacchi (anche il gruppo di Scacchierando su FB, tra l’altro). Può esserlo il nostro blog? Forse. In generale la lettura di notizie, articoli e commenti dà già una ampia percezione del mondo degli scacchi. Potremmo forse dedicare uno spazio apposito, una sorta di “stanza per principianti” (di fatto, un articolo dedicato che resti in evidenza) dove scambiare esperienze, porre richieste, in cui chi è più esperto potrà, se lo desidera, intervenire. Potrebbe essere anche un luogo dove scambiare informazioni, su libri, su siti che propongono contenuti interessanti, su come ci si sta avvicinando agli scacchi. Non facile far decollare una iniziativa come questa e renderla concretamente un riferimento, una risorsa, ma si potrebbe provare.
12 dicembre 2020 - 16:08
Proseguendo con il “punto della situazione”, annoterei come alcuni interventi abbiano considerato gli aspetti di fascino del gioco come possibili incentivi nel proseguire il cammino, segnalandone due.
Il primo attiene alla bellezza delle combinazioni, della tattica. E’ l’aspetto che ha segnalato wcaru nel primo commento e che personalmente ho vissuto nel mio primo “impatto” leggendo il “Centro di partita” di Romanovskij. Credo che sia l’esperienza iniziale di molti di noi: il bianco muove e vince…
Dalla conoscenza di mosse e regole ad una prima capacità tattica, mutuata da un primo riferimento teorico e dai tanti esercizi / problemi disponibili, anche in rete, il passo non è troppo lungo. Ci ha dato un riferimento in questo senso anche AndreaBorsa73, che ha validamente iniziato, a mio avviso, con il libro di Zichichi “Lezioni di scacchi” e con “1001 esercizi per principianti” di Messa e Masetti.
Secondo elemento di fascino la possibilità di rivedere partite ben commentate in collegamento alla storia degli scacchi, di un campione preciso (e Nefas, intervenuto in questo senso, consiglia validamente Capablanca per la linearità del suo gioco), di un grande torneo del passato. La storia degli uomini che hanno percorso le complesse vie delle 64 case ha un fascino enorme, è narrazione di intelletto e di vicende umane, un romanzo avvincente i cui episodi riappaiono sulla nostra scacchiera: semplicemente bellissimo!
Direi che dopo un primo passaggio attraverso combinazioni e partite brillanti, un buon libro su un campione del passato sia una eccellente traccia, apprendendo anche il gioco dato che l’esercizio di rivedere partite ben commentate è sicuramente molto istruttivo, in modo “trasversale” ma efficace, specialmente se si dedica tempo alle analisi e si cerca di comprendere, nei limiti del proprio livello, quanto giocato sulla scacchiera.
12 dicembre 2020 - 18:07
personalmente ricordo che quando lessi i miei grandi predecessori di kasparov mi sembrò di aver fatto un piccolo miglioramento qualitativo quando arrivai all’analisi delle partite di karpov.
non si può dire che quelli siano libri per principianti e non sono nemmeno raccolte di partite. posso limitarmi a sottolineare che tra tutti i campioni del mondo analizzati da kasparov, karpov fu per me quello più istruttivo (forse perché lontanissimo dallo stile che mi viene più spontaneo esprimere).
12 dicembre 2020 - 22:48
Terzo momento di “messa a fuoco” delle nostre chiacchiere, quello dei libri più adatti per cominciare ed addentrarsi via via nei meandri del gioco. Terreno scivoloso e largamente opinabile, d’altra parte domanda che viene posta spessissimo. In questi giorni anche la stampa nazionale si sta cimentando con questa materia, spesso con consigli che lasciano perplessi alcuni di noi.
Una prima traccia viene già da quanto detto nel commento precedente sugli aspetti di fascino, un libro mirato per i principianti (ne abbiamo già segnalati diversi) e un libro che aiuti ad addentrarsi nella tattica, con esercizi, possibilmente mirati per un apprendimento (il citato libro di Messa e Masetti va benissimo, credo ce ne siano anche diversi altri).
Sempre in zona fascino abbiamo consigliato un libro di partite commentate relative ad un determinato giocatore, collegando l’analisi di partite ben commentate alle vicende di quel campione e di quei tornei. Tanti i libri in questo ambito, difficile sbagliare acquisto. Due grandi classici sono “60 partite da ricordare” di Fischer e il libro di Kotov su Alekhine. In generale, però, Capablanca e Karpov sono campioni dal gioco più lineare ed istruttivo.
A questo punto si diramano le strade (finale, medio gioco, aperture, partite commentate, altro ancora) e la giungla si fa più fitta. Mentre leggevo il mio primo libro, tanto tempo fa, il citato Romanovskij, man mano che mi sembrava di comprendere meglio (mi sembrava, ma mi sbagliavo…), la domanda che mi veniva spesso spontanea era: “Ok, ma come si arriva in questo centro di partita?”. Dunque mi rivolsi ad libro di aperture in generale e a libri su aperture specifiche. Come sappiamo, domanda e risposte sbagliate.
Se vogliamo comprendere un qualsiasi gioco il primo punto è capire come si vince (o pareggia), come si conclude il gioco. Da lì si va indietro, alle fasi centrali del gioco, infine si considera il modo migliore per iniziare (ora collegato a come si svolge e conclude una partita). Tra l’altro, negli scacchi lo studio dei finali “allarga” la visione all’intera scacchiera e insegna meglio il gioco dei pezzi, anche in relazione a questa visione più ampia. A volte, in apertura e nel medio gioco, l’attenzione si concentra solo su una porzione della scacchiera, sulle case in cui “infuria la battaglia”, non si tratta però solo di 16 o 25 case, sono sempre 64 ed è importante non perdere questa percezione più ampia.
Per i finali abbiamo accennato al volumetto di Averbakh (forte GM ed eccellente studioso dei finali) “Cosa bisogna sapere sui finali”, sicuramente adatto per muovere i primi passi.
Per il medio gioco ci siamo espressi in modo più variegato. Tutto sommato, credo che il libro di Silman “Teoria e pratica degli squilibri” possa essere tra i più adatti per l’apprendimento di un “quasi principiante” (“quasi” dato che ormai ha letto un libro introduttivo, ha iniziato ad assimilare le possibilità tattiche, si è cimentato con centinaia di esercizi e ha analizzato qualche partita commentata). Nel merito, ovviamente, come per ogni altro aspetto che sto segnalando, il campo resta aperto a opinioni diverse. Magari tra i libri usciti di recente ci sono proposte migliori o si può preferire un classico.
Alle aperture prima o poi bisogna arrivarci ed è preferibile farlo non con un libro di varianti su varianti da ricordare ma con una guida sulle idee e sui piani connessi alle diverse aperture. Non l’ho letto ma ho sempre sentito descrivere molto positivamente “I segreti delle aperture”, AA.VV., che in rete si dovrebbe ancora trovare. Ce ne sono diversi altri, ovviamente.
Nel campo delle partite commentate ha sicuramente un valore didattico notevole il libro di Nunn “Capire gli scacchi mossa dopo mossa”, assolutamente consigliabile.
Mi sono avventurato in diverse opinioni personali, potete tranquillamente lapidarmi (se usate delle pietre pomice, tuttavia, lo preferisco!).
13 dicembre 2020 - 17:30
Una considerazione non per ma da un dilettante. Sono uno di quelli, penso numerosi, che gioca spesso online ma non ha mai studiato seriamente il gioco e di conseguenza si accontenta di spinger pezzi per diletto (ho 1700 blitz / 2000 classic su Lichess).
In altri periodi avevo ogni tanto considerato l’idea di iscrivermi a un circolo, tuttavia spulciando nei vari siti delle associazioni non sembra ci sia molto spazio per gente come me. Ci sono sempre iniziative per insegnare ai bambini come muovono le Torri e annunci per il torneo prossimo venturo per categorie nazionali, ma vedo spesso poche informazioni per i nuovi venuti, e le pochissime volte che ho interagito con qualche membro mi sono sentito un poco snobbato (ricordo la mia prima conversazione, Olimpiadi degli scacchi a Torino: “Conosci qualche apertura?” “Mah, so giocare qualche mossa della Ruy Lopez” “Allora hai imparato su pessimi libri. Su qualunque testo di qualità quell’apertura si chiama Spagnola”. Successive interazioni non sono state molto migliori). Insomma, chi vorrebbe soltanto fare un salto per giocare ogni tanto con pezzi e scacchiere di legno, e magari pagherebbe volentieri un biglietto di ingresso ma non desidera investire subito centinaia di euro per diventare socio in pianta stabile né ha in mente di impegnare weekend per studiare libri o partecipare a tornei, non mi pare si possa sentire particolarmente il benvenuto.
Questa è una mia osservazione puramente aneddotica, può darsi che abbia avuto sfortuna io. Tuttavia secondo me se qualche circolo proverà a riflettere su come meglio presentarsi anche agli esterni, e magari come favorire la partecipazione anche degli appassionati meno focosi, potrà probabilmente guadagnare qualche partecipante in più.
18 dicembre 2020 - 10:45
sul Corriere online di oggi:
https://acquisti.corriere.it/casa/scacchi-queen-gambit-libri-scacchiere/
Direi ok la scelta dei manuali per principianti (sarà contento soprattutto Roberto Messa, coautore di entrambi). Sul materiale da gioco qualcosa da ridire ce l’avrei (in particolare per gli assurdi set a 3 o 4 giocatori), ma vabbè.
18 dicembre 2020 - 11:52
Va detto che gli scacchi a 4, e al di là del loro senso nel vederli in un articolo che titola “scacchiere per cominciare” si può apprezzare il Corsera per “l’essere sul pezzo”, sono in un momento di popolarità.
Nakamura, Giri, Vidit e Radjabov, per fare un esempio, l’hanno trovato quantomeno un buon gioco di società 🙂
https://www.youtube.com/watch?v=d2BWLitzuys
E non mancano Signore di livello che ci si sono divertite
Anna Muzychuk, Rudolf, Anna Cramling e Kazarian
https://www.youtube.com/watch?v=iUWj9Hw0a9c
18 dicembre 2020 - 18:09
L’articolo del Corriere ci fa comprendere come, nel rivolgerci ad un neofita, sia facile dare per scontati alcuni aspetti, come scacchiera e pezzi.
Qui credo che il consiglio sia facile (comunque, mia opinione personale): molto meglio una scacchiera dimensioni da torneo (casa 55 mm) di plastica o di cartone plastificato (che preferisco), costano pochissimo e ci si abitua alle dimensioni “giuste”, che si troveranno in un eventuale torneo futuro. Ci sono anche scacchiere in “simil-legno”, un poco più “belle” ma meno pratiche (più ingombranti nel conservarle) e costano qualcosa in più. Gusto personale, eviterei il bianco e nero, sia per le case che per i pezzi, meglio le tante gradazioni di colore legno chiaro / legno scuro.
Idem per gli scacchi, di plastica e piombati, costano poco e sono fatti per giocare. Per pochi euro in più io prediligo quelli di plastica piena, doppio o triplo piombo, con un design spesso più accattivante. Il maggior peso li rende più stabili e sono più piacevoli da maneggiare / giocare.
Preferibile rivolgersi ad un negozio specializzato, sono pochissimi e facili da trovare in rete, si acquista comunque online, si ha la certezza di prendere materiali perfettamente adatti (anche con buone proporzioni tra scacchi e scacchiera) e non si spende di più (anzi).
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